mercoledì 27 aprile 2011

Ruvido di corteccia, morbido di pelle, liquido di eccitazione

Il fruscìo delle corde, il rumore dei Tuoi passi leggeri.

Il brivido dell'attesa.

La volontaria cecità per SentirTi ancora di più.

Cominci a legarmi ed io avvampo.

Il vento fresco diventa un sollievo e non procura più nemmeno l'ombra della pelle d'oca che mi ricopriva fino a 5 minuti fa.

Appoggiata all'albero, mi unisci a lui, voluta dopo voluta.

Non posso muovermi, non posso danzare al suono delle Tue corde, ma mi sento salda, sicura, finalmente ancorata a quelle radici che ricerco da una vita.

La corteccia mi graffia la schiena. Nessun dolore, solo piacere, come se stessi prendendo parte ad un mitologico rituale che di lì a poco mi trasformerà in una ninfa dei boschi.

Le corde tirano e io mi adagio contro il mio compagno di giochi, alla ricerca di un sostegno, o forse di un complice.

Siamo occhi negli occhi, non voglio privarTi del mio sguardo, anche se è difficile guardare i Tuoi colpi che arrivano sul seno.


Ruvido di corteccia, morbido di pelle, liquido di eccitazione.

Vorrei che Tu mi possedessi, ma invece prolunghi l'agonia e torturi i miei capezzoli.

Pinze che stringono e che in un attimo saltano via al colpo della frusta.

Dolore sordo, qualche goccia di sangue che li fa assomigliare a bacche rosse, turgide, invitanti.

Mi assaggi, mi lecchi, mi succhi...io immobile vittima dei Tuoi assalti.

Accarezzami, possiedimi, distruggimi e ricostruiscimi a Tuo piacimento.

Legami stretta, non lasciarmi andare.

Stringimi come solo Tu sai fare.

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