Il fruscìo delle corde, il rumore dei Tuoi passi leggeri.
Il brivido dell'attesa.
La volontaria cecità per SentirTi ancora di più.
Cominci a legarmi ed io avvampo.
Il vento fresco diventa un sollievo e non procura più nemmeno l'ombra della pelle d'oca che mi ricopriva fino a 5 minuti fa.
Appoggiata all'albero, mi unisci a lui, voluta dopo voluta.
Non posso muovermi, non posso danzare al suono delle Tue corde, ma mi sento salda, sicura, finalmente ancorata a quelle radici che ricerco da una vita.
La corteccia mi graffia la schiena. Nessun dolore, solo piacere, come se stessi prendendo parte ad un mitologico rituale che di lì a poco mi trasformerà in una ninfa dei boschi.
Le corde tirano e io mi adagio contro il mio compagno di giochi, alla ricerca di un sostegno, o forse di un complice.
Siamo occhi negli occhi, non voglio privarTi del mio sguardo, anche se è difficile guardare i Tuoi colpi che arrivano sul seno.
Ruvido di corteccia, morbido di pelle, liquido di eccitazione.
Vorrei che Tu mi possedessi, ma invece prolunghi l'agonia e torturi i miei capezzoli.
Pinze che stringono e che in un attimo saltano via al colpo della frusta.
Dolore sordo, qualche goccia di sangue che li fa assomigliare a bacche rosse, turgide, invitanti.
Mi assaggi, mi lecchi, mi succhi...io immobile vittima dei Tuoi assalti.
Accarezzami, possiedimi, distruggimi e ricostruiscimi a Tuo piacimento.
Legami stretta, non lasciarmi andare.
Stringimi come solo Tu sai fare.

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