In questi giorni sto metabolizzando quanto sia vero che Tu sei il mio Tutto.
In una città che non conosco, rischiando grosso, cercando lavoro come una disperata per smetterla di fare la schiava pendolare.
Un po' mi fa paura, e l'attimo in cui Tu esci la mattina è come al solito un piccolo e doloroso abbandono. Improvvisamente mi sento persa, mi guardo intorno e mi chiedo come farò a far trascorrere una giornata lontana da Te.
Mi rinfilo per un pochino sotto le coperte che sanno ancora di noi e mi concentro su questo Noi, per dissipare i miei timori e i miei tremori.
Noi che cerchiamo casa. Un giardino, la stanza dei giochi, delle belle travi che siano complici dei nostri giochi.
Noi che pianifichiamo la ricerca del lavoro. Indirizzi, distanze, offerte.
Noi che cuciniamo. Occhi negli occhi, pelle che ha bisogno di essere toccata, coccole che sanno di pappa e amore.
Noi che non perdiamo un attimo.
Tu che mi segui paziente, che mi sostieni, che dissipi i miei fantasmi e uccidi i miei mostri.
Io che cammino e a volte traballo in questo presente pieno di cambiamenti e possibilità.
Tu che mi desideri. Tu che mi rendi sempre un po' più Tua, anche quando penso che non sia possibile.
Io che vivo per essere desiderata. Io che smanio di essere per sempre quel fiore che hai racchiuso in un vaso.
Tu che giochi con me. Con il mio corpo, con i miei desideri, con i miei pensieri di schiava affamata di Te.
Io che mi arrendo e Ti lascio godere del Tuo bottino, orgogliosa prigioniera di una guerra che mai avrei voluto vincere.
Nulla mi occorre più di quanto io già abbia, fiore tra le mani del suo Giardiniere.
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