domenica 31 ottobre 2010

Sono fortunata. Dannatamente fortunata!

Piove, piove talmente tanto...e fa freddo, talmente freddo che quasi quasi nevica. E in questi casi non c'è nulla di meglio che poter passare un po' di tempo nella propria cuccia, al caldo.

E tra un esperimento culinario (il ghee) ed uno cosmetico (il sapone da barba per Lui) sto ripensando alla serata di ieri. Una serata tra donne, in tipico stile Sex and the City: vestito carino, tacco 12, cocktail ed una marea di chiacchiere.

C'è chi è un crisi con il fidanzato neo convivente, una che filosofeggia sulla vita manco avesse 60 anni, la terza che cerca di capire se la sua singletudine le piaccia, e poi ci sono io.

Io che fino a 6 mesi fa non vedevo la luce in fondo al tunnel. Tutto buio, freddo, angusto. Solitudine, scoramento, apatia. Io che a ripensarmi quasi non mi riconosco, una copia sbiadita su carta velina della me di adesso, colorata e brillante.

Io che adesso, invece, sto bene. Bene come non ricordo di essere stata da tanto tempo. Serena, non mi facesse paura direi quasi felice.

E la cosa buffa è che ascoltando le mie amiche, mi sono resa conto che sono esattamente alla ricerca di ciò che sto vivendo io.


Sono fortunata. Dannatamente fortunata!

domenica 24 ottobre 2010

Sicura e al sicuro

Capita qualcosa di strano quando sono a casa Sua: non mi spaventa più nulla, non temo il silenzio, non temo l'attesa, non temo il rimanere sola con i miei pensieri.

Di solito, a casa mia non c'è mai silenzio, la radio o la TV sono sempre accese, non importa il canale sinonizzato, l'importante è che mi facciano compagnia con il loro vociare continuo.

E invece a casa Sua, lontano da tutto, dal mondo, dai rumori della città, nel Suo regno riesco a godere della compagnia di me stessa.

Questo week end ha dovuto assentarsi per qualche ora, richiamato da eventi difficili ed importanti; mi aveva lasciato film da vedere, sapevo di avere la radio, un pc a disposizione...e invece non ho sentito il bisogno di nulla di tutto ciò.

Ho messo in cantiere la cena, impegnandomi perché fosse tutto buono e mi aiutasse a rendere piacevole la Sua serata, e poi, accoccolata sul divano, ho cominciato ad intrecciare.

Rumori solo in lontananza, i movimenti cadenzati e ripetitivi, e la testa che vagava. Non tutti i pensieri erano piacevoli- la situazione riportava a galla un vissuto difficile e non ancora metabolizzato- eppure ero felice di essere lì e di godere di questa sensazione di pace e tranquillità.

Non so a cosa sia dovuto, o forse lo intuisco, ma non riesco a spiegarmelo. A casa Sua tutto sa di Lui, mi sento costantemente abbracciata, avvolta, e la Sua presenza, la Sua capacità di rassicurarmi mi pervadono anche quando Lui non c'è.

E' la bolla che mi accoglie da quando ha deciso di volermi con Sè. 

Mi sento sicura e al sicuro. 

Trovo il coraggio di rallentare e risintonizzarmi su me stessa, cosa che nella quotidianità non mi permetto di fare per paura di non saper gestire ciò che potrei "scoprire".

E così, questa sera, dolorante come se fossi passata sotto un treno (quel Treno che sa sempre dove condurmi), mi sento di aver riguadagnato un altro pezzettino di me, un altro tassello di quel mosaico che sto scoprendo assieme a Lui.

domenica 17 ottobre 2010

Dolore

Sento spesso parlare di quella sintonia che si crea tra il Padrone e la Sua schiava, un comune sentire che avvicina e stringe progressivamente. Quella corda che mi stringe a Lui oggi è irta di spine che penetrano ad una ad una, riaprendo vecchie ferite e creandone di nuove.

Sta affrontando un momento difficile, doloroso, un momento a cui ci si prepara, voglia o non voglia, ma che quando arriva coglie sempre alla sprovvista, con un senso di non detto, non fatto...rimpianti conditi dalla consapevolezza di aver varcato una soglia da cui non si può tornare indietro.

Ed io soffro. Soffro del sangue delle vecchie ferite, che mai si rimargineranno, ma a cui per sopravvivere bisogna far finta di abituarsi. E soffro di dolore riflesso. Un dolore che trasuda da poche parole, che vorrei lenire, nonostante sappia quanto sia impossibile. 

Si dice che la donna sia in grado di sopportare maggiormente il dolore, e in un certo senso sono d'accordo. La questione si complica, però, quando subentra la sofferenza di una persona cara; lì ho come l'impressione che la mia mente vada in tilt. Mi risulta insopportabile sapere che le persone che amo stanno soffrendo.

Ed oggi è proprio così. Farei qualsiasi cosa pur di poter condividere il Suo dolore, pur di sapere che Lui non soffre. Il dolore, quello vero, non mi spaventa; ciò che mi atterrisce è la consapevolezza di non potermi sostituire a Lui, di dover rimanere in tribuna ad osservare da lontano l'evolversi degli eventi.

Sono qui. So che ne è consapevole. Non basta un pensiero a cambiare gli eventi, lo so, ma sono accanto a Lui...

mercoledì 13 ottobre 2010

Blu canapa

Accipicchia! Questa questione del dolore e della poca sopportazione comincia a darmi noia, ma noia sul serio.

Quando sono qui, sogno fruste, pinze, aghi, paddle....no, paddle no!!!! E morsi...sì, i morsi li sogno sempre...

E poi quando sono lì, quando divento il Suo giocattolo, divento contemporaneamente una lagna: "Ahi!", lo scorso week end mi è scappato addirittura un "Cai!".

Questa sera, mentre mi nutrivo della Sua voce e delle Sue parole, mi accarezzavo e mi coccolavo come al solito e- sorpresa!- ho trovato, nemmeno troppo nascosti in realtà, i Suoi segni.

A ritroso con la mente per rivere il week end, per sentire nuovamente quei brividi...e sì! Quegli acquerelli bluette sulle cosce sono il promemoria proprio degli ultimi attimi ai Suoi piedi. 

Quelle corde di canapa che Gli avevo chiesto di vedere e toccare, che mi avevano prima imprigionato, poi vestito, poi costretto...e poi sferzato...mi hanno regalato anche le bricioline che mi ricondurranno da Lui non appena mi richiamerà a Sé.


lunedì 11 ottobre 2010

Come un'opera d'arte

Per essere una cagnolina, devi sentirti una cagnolina.

Ho pensato sovente a questa frase e sempre mi sono chiesta come avrei potuto arrivare a sentirmi realmente una cagnetta ubbidiente. Cagnetta, cavalla, oppure ciò che in quel momento il mio Signore voleva che fossi.

Sabato, invece, è successo qualcosa. Ero lì, in ginocchio, e baciavo, leccavo, annusavo i Suoi piedi. Fino a quel momento era stato un qualcosa che mi rendeva felice perché mi permetteva di dimostraGli la mia devozione, di toccarLo, di accarezzarLo, di baciarLo...ma nello stesso tempo, mentre lo facevo, non mi sentivo veramente me stessa. Avevo la percezione che mancasse qualcosa ed anche quando Lui mi ordinava di farlo con passione ed amore, mi risultava difficile capire come accontentarLo.

E poi, in un attimo, mi sono sentita diversa. Il mio corpo si muoveva in maniera istintiva, le mie mani, le mie braccia, il mio seno....tutto di me si muoveva per accarezzare, per comunicare ciò che mi emozionava; anche la mia lingua, le mie labbra...sapevo che finalmente parlavano il giusto idioma.

Ero in ginocchio, nuda, prostrata ai piedi del mio Signore, intenta a baciare i Suoi piedi...eppure per la prima volta mi sentivo donna, Femmina!

Tutto di me era proteso a compiacerLo, eccitarLo, adorarLo...e la strada che Lui aveva scelto me la sentivo perfetta addosso. Ero me stessa, ma anche altro. Un'altra creatura che sta a poco a poco prendendo forma sotto le Sue mani: non più solo cucciola sapaventata, ma tanto altro...non c'erano parole, ma solo mugolii di eccitazione e bisogno bruciante di senitre pelle su pelle, per impregnarmi del Suo odore e regalarGli ogni fremito del mio corpo.

Un'eccitazione profonda, non solo fisica; un boato che si faceva strada nella testa, nella pancia, ma che per una volta non voleva esplodere, ma solo crescere, crescere, crescere, ubriacare, inebriare, incatenare la ragione ai sensi, renderla schiava e lasciarla vagare in quei gironi torbidi fatti di passione, umiliazione, eccitazione, dolore...

Donna. 

In ginocchio, nuda, segnata dai Suoi colpi, che lecca ogni centimetro del Suo corpo, che sfila per Lui sui tacchi alti, che mangia in una ciotola accanto ai Suoi piedi.

Donna.

Quando decide di creare il vestito che indosserò, e danza attorno a me, e intreccia, stringe, copre, mette in risalto. 

E poi mi fa sedere, come fossi una bambola. E tira, fissa, mi immobilizza, mi guarda e mi dice che sono bella.

E in quel momento, accompagnata dalla voce di Nat King Cole, come se fossimo in un'altra epoca, mi sento un'opera d'arte...guardo il mio riflesso nella finestra, mi ammiro, non sento dolore, ma solo un'immensa pace e un'immensa gratitudine per Lui, che mi osserva e si disseta del Suo capolavoro.

mercoledì 6 ottobre 2010

Oggi ho avuto paura

Oggi ho avuto paura.

Una paura tremenda, viscerale, accompagnata da una terribile sensazione di freddo dentro. Ero lì che intrecciavo strisce di pelle, ma le mie dita non ne volevano sapere: tremavano e basta. E il tremore si amplificava e arrivava alle spalle, alle cosce, ovunque.

Una serie di sms, una serie di incomprensioni mi stavano allontanando da Lui. 

"Forse qualcuno di più facilmente frequentabile ti renderebbe più felice".

Ho cominciato a pensare, a mettere sotto esame ogni mio atteggiamento, ogni mia parola per tentare di trovare una spiegazione plausibile a questa doccia fredda.

Sono stata troppo "appiccicosa"? Troppo opprimente? Ho chiesto cose assurde e improponibili? Ho supposto situazioni e sentimenti in realtà inesistenti?

Mi mancava l'aria e sentivo un leggero senso di nausea in arrivo.

Ancora una volta ho avuto l'impressione di Sentire- e non sentire- ciò che stava accadendo. Era tutto talmente vivido, e faceva male in maniera strana, amplificata, un po' come uno schiaffo ricevuto sulla pelle bruciata dal sole.

Ho avuto paura.

Ho avuto paura che capitasse di nuovo, che di nuovo sarei stata abbandonata per ragioni a me sconosciute (a dirla tutta incomprensibili). E la cosa peggiore era che questa volta avevo preso tutte le precauzioni possibili. Non avevo dato nulla per scontato. Avevo cercato di esprimere i miei sentimenti, anche quando il pudore, la ritrosìa, la paura di andare troppo oltre mi dicevano di non uscire dal guscio e di restare al riparo dietro il muro.

Mai, e dico mai nella vita, avevo detto a chiare lettere "Mi mancate", "Vorrei essere lì ai Vostri piedi". Un chiaro messaggio, è vero, ma detto con pacatezza, con tenerezza, con devozione, con la speranza che venisse recepito per quello che realmente significava: siete sempre accanto a me, ultimo nome sussurrato prima di addormentarmi, primo pensiero quando riapro gli occhi al mattino.

Sarebbe bello poter stare accanto a Lui ogni giorno. E' pace ascoltare il Suo respiro che rallenta prima di entrare nel mondo dei sogni. E' paradiso fare l'amore dopo aver vagato nell'inferno del dolore, dell'umiliazione, delle Sue e delle mie perverse fantasie. E' la più bella delle realtà portarGli il caffè; lavare i piatti- reduci delle opere d'arte culinarie che prepara per le nostre cene; porgerGli il sigaro come mi ha insegnato a fare; farelaconservasistemarelalegnaraccogliereifruttidellortomangiarelamponisistemareilmieleemillealtrecose; guardare i film che a Lui piace rivedere assieme a me, e ascoltare i Suoi commenti.

Sarebbe bello, ma so che non è possibile. E allora mi accontento. Anzi no, non mi accontento! Faccio tesoro dei nostri week end: li attendo, li gusto, li assaporo, perversamente- come mi sta insegnando a fare-, e vivo anche quella malinconia che accompagna il ritorno a casa e che mi serve a metabolizzare le emozioni, i Suoi disegni su di me e a capire che magnifici momenti ho appena vissuto.

Vorrei essere sempre accoccolata ai Suoi piedi? Sì.

E' difficile vivere la lontananza? Sì.

Impossibile, però, sarebbe rinunciare a quegli scorci di paradiso.

Sono una cucciola, bisognosa di attenzioni, fragile, diversamente sensibile- direbbe qualcuno. 

Vivo. In toto. 

Tutto questo è vita: reale, concreta, che si tocca e si sente. 

Si Sente. 

Sento tutto con un'intensità centuplicata ed è bello, ma altrettando tremendo se ciò che mi tocca fa male.

Sono una cucciola che ha trovato il suo Padrone...e del suo Padrone anela carezze e attenzioni. Le Sue cure sono l'ossigeno che le permette di respirare.

Cucciola devota, cucciola ubbidente, cucciola fremente, cucciola impaziente, cucciola al guinzaglio senza bisogno di cuoio e catene...cucciola del suo Padrone, in ogni momento e in ogni luogo.

Sono Sua.

lunedì 4 ottobre 2010

Ancora sull'Amore

Ho riflettuto tanto in questo periodo di silenzio su quali possano essere le qualità della schiava perfetta, i sentimenti che dovrebbero alimentare questa vocazione, la condizione d'animo per crescere, migliorare, realizzarsi...

Solo un paio di mesi fa, dopo l'incontro con un fantomatico master dalla parlantina facile, mi ero convinta che la condizione migliore per esprimere al meglio la propria sottomissione e la propria decisione di affidarsi ed esistere per servire e soddisfare il padrone fosse un rapporto basato esclusivamente sul BDSM. 

Non faceva una grinza, mi sembrava ovvio! Se per il Padrone non provo alcun sentimento che esuli dal senso di sudditanza, il mio assecondare ogni suo desiderio e il volerlo compiacere, umiliandomi e subendo ciò che più gli aggrada non poteva che essere l'evidenza del mio abdicare e del mio essere schiava.

Ci vedevo, insomma, la quintessenza dell'altruismo, se mi si passa il termine. Subisco, soffro, mi umilio solo per il suo piacere.

Ma è veramente così? E' su questo passaggio che ho cominciato a dubitare della mia tesi. L'idea di sottomettermi a qualcuno che stimo, apprezzo, di cui subisco il carisma, l'autorevolezza, il fascino forse, ma per cui non provo un altro genere di sentimento ha cominciato nell'ultimo periodo a perdere forza.

Ho iniziato a pensare che se la situazione è quella descritta, allora a spingermi a sottomettermi non è la voglia di essere ciò che lui vuole, quanto piuttosto la voglia- lecita e legittima- di soddisfare le mie fantasie di sottomissione, di dolore, di umiliazione, eccetera eccetera....

Ancora del sano egoismo, insomma: decido di fare qualcosa per il mio piacere innanzitutto, l'altro è l'oggetto grazie al quale posso provare piacere.

E' il punto di partenza obbligato, penso, ma per il mio sentire necessita di un passo avanti, di un salto nel vuoto che affidi all'altro non solo la mia incolumità fisica e psichica durante il gioco, ma anche e soprattutto il mio Io, la mia vita e i miei sentimenti- quelli quotidiani, quelli normali....

Ecco io sono proprio lì...ho saltato.

Ho saltato e il mio Signore era lì ad afferrarmi, ad accogliermi su un letto di piume.

Ciò che all'inzio era sessione, le scelte che prima erano razionali, a poco a sono diventate vita e necessità.

La Sua soddisfazione, che prima era l'obiettivo del gioco, ora è il fine di ogni mio pensare e di ogni mio agire.

I sentimenti sono in continuo divenire, ogni incontro è un passo più in là. Temo a volte la portata di ciò che mi smuove,  e la corrispettiva necessità di sapere, castrata sul nascere dalla consapevolezza di non aver diritto a chiedere, ma mi appaga e mi inorgoglisce sentire che  a mano a mano che il tempo passa è come se realmente diventassi un Suo pensiero.

Parlo di Amore? Sì, senza dubbio! E' conditio sine qua non del mio essere ciò che sono. Non è sempre semplice, ma in momenti come questo, dopo aver sentito la Sua voce, a distanza di due mesi dal momento in cui ho deciso di affidarmi e Lui ha deciso di prendersi cura di me, mi sento bene, mi sento al sicuro.

Fiera e orgogliosa di essere Sua...
Felice di poter donare al mio Signore devozione, obbedienza, Amore, perversione e quanto ogni giorno scoprirò di possedere.


domenica 3 ottobre 2010

Dell'Amore e di altri Demoni

18 settembre 2010

Tutto ha avuto inizio sabato scorso, più o meno a quest'ora.

"Non c'è tabù più grande da superare per una donna della sua gelosia, del suo senso di possesso, della sua territorialità" E come superarlo questo tabù? Ovvio, prendendo una, due, altre tre schiave...non sentirti più unica e insostituibile, convivere con la concorrenza delle "sorelline"....

La pelle d'oca a questo discorso è stata istantanea...e anche qualche lacrima a pizzicare per uscire. Un pensiero doloroso, anche se ipotetico e lontano.

Paure, insicurezze, dolore fisico anche...la Bolla, quell'angolo di paradiso caldo e accogliente...sembrava già meno comodo, meno protettivo.

"Perché? Non ti verrebbe tolto nulla, le attenzioni a te riservate sarebbero le stesse..." No, non sarebbero le stesse, o meglio, non avrebbero più lo stesso valore. Verrebbero sporcate dal dubbio, dall'insicurezza, dalla paura di essere una delle tante, non più sufficiente...e questo basterebbe a svilire tutto quanto. Come sapere se quella carezza tanto agognata ha ancora la stessa intensità, è simbolo delle stesse emozioni, è riservata solo a me?

No, questo dolore sarebbe troppo grande, un dolore sintomo di una malattia cronica inestirpabile, forse, scritta nel DNA. L'unica opzione per sopravvivere sarebbe staccarmi, dolorosamente staccarmi per non essere annientata...ma anche a quel punto, quale tabù sarebbe stato superato?

D'altronde, quando si decide (ma si decide sul serio?) di affidarsi a Colui che si percepisce come opposto e complementare- e lo si fa con convinzione-, intraprendendo un esaltante viaggio a due, la razionalità lascia il posto a qualcosa di molto più animale, istintuale. Un sentimento che cresce esponenzialmente, che si nutre di sensazioni, di odori, di abbandono, di sincerità...

Un sentimento che non può che chiamarsi Amore. Un Amore diverso da quello che si legge nei libri, una partita da giocare a carte scoperte. Appartenenza, Fiducia, Impegno, Devozione, Coraggio, Sincerità, carte che entrambi i giocatori conoscono, ricercano, comprendono...

Amore e non amore, perché si nutre prendendo alimento da ideali e sentimenti puri, ma non si vergogna di sporcarsi pescando nel torbido delle passioni, dei desideri, delle paure.

La razionalità fa un passo indietro a favore dell'istinto, e l'istinto ci muove, ci fa abbandonare, ci fa fidare...e ci fa tirare fuori le unghie al sentore di una minaccia...