Oggi ho avuto paura.
Una paura tremenda, viscerale, accompagnata da una terribile sensazione di freddo dentro. Ero lì che intrecciavo strisce di pelle, ma le mie dita non ne volevano sapere: tremavano e basta. E il tremore si amplificava e arrivava alle spalle, alle cosce, ovunque.
Una serie di sms, una serie di incomprensioni mi stavano allontanando da Lui.
"Forse qualcuno di più facilmente frequentabile ti renderebbe più felice".
Ho cominciato a pensare, a mettere sotto esame ogni mio atteggiamento, ogni mia parola per tentare di trovare una spiegazione plausibile a questa doccia fredda.
Sono stata troppo "appiccicosa"? Troppo opprimente? Ho chiesto cose assurde e improponibili? Ho supposto situazioni e sentimenti in realtà inesistenti?
Mi mancava l'aria e sentivo un leggero senso di nausea in arrivo.
Ancora una volta ho avuto l'impressione di Sentire- e non sentire- ciò che stava accadendo. Era tutto talmente vivido, e faceva male in maniera strana, amplificata, un po' come uno schiaffo ricevuto sulla pelle bruciata dal sole.
Ho avuto paura.
Ho avuto paura che capitasse di nuovo, che di nuovo sarei stata abbandonata per ragioni a me sconosciute (a dirla tutta incomprensibili). E la cosa peggiore era che questa volta avevo preso tutte le precauzioni possibili. Non avevo dato nulla per scontato. Avevo cercato di esprimere i miei sentimenti, anche quando il pudore, la ritrosìa, la paura di andare troppo oltre mi dicevano di non uscire dal guscio e di restare al riparo dietro il muro.
Mai, e dico mai nella vita, avevo detto a chiare lettere "Mi mancate", "Vorrei essere lì ai Vostri piedi". Un chiaro messaggio, è vero, ma detto con pacatezza, con tenerezza, con devozione, con la speranza che venisse recepito per quello che realmente significava: siete sempre accanto a me, ultimo nome sussurrato prima di addormentarmi, primo pensiero quando riapro gli occhi al mattino.
Sarebbe bello poter stare accanto a Lui ogni giorno. E' pace ascoltare il Suo respiro che rallenta prima di entrare nel mondo dei sogni. E' paradiso fare l'amore dopo aver vagato nell'inferno del dolore, dell'umiliazione, delle Sue e delle mie perverse fantasie. E' la più bella delle realtà portarGli il caffè; lavare i piatti- reduci delle opere d'arte culinarie che prepara per le nostre cene; porgerGli il sigaro come mi ha insegnato a fare; farelaconservasistemarelalegnaraccogliereifruttidellortomangiarelamponisistemareilmieleemillealtrecose; guardare i film che a Lui piace rivedere assieme a me, e ascoltare i Suoi commenti.
Sarebbe bello, ma so che non è possibile. E allora mi accontento. Anzi no, non mi accontento! Faccio tesoro dei nostri week end: li attendo, li gusto, li assaporo, perversamente- come mi sta insegnando a fare-, e vivo anche quella malinconia che accompagna il ritorno a casa e che mi serve a metabolizzare le emozioni, i Suoi disegni su di me e a capire che magnifici momenti ho appena vissuto.
Vorrei essere sempre accoccolata ai Suoi piedi? Sì.
E' difficile vivere la lontananza? Sì.
Impossibile, però, sarebbe rinunciare a quegli scorci di paradiso.
Sono una cucciola, bisognosa di attenzioni, fragile, diversamente sensibile- direbbe qualcuno.
Vivo. In toto.
Tutto questo è vita: reale, concreta, che si tocca e si sente.
Si Sente.
Sento tutto con un'intensità centuplicata ed è bello, ma altrettando tremendo se ciò che mi tocca fa male.
Sono una cucciola che ha trovato il suo Padrone...e del suo Padrone anela carezze e attenzioni. Le Sue cure sono l'ossigeno che le permette di respirare.
Cucciola devota, cucciola ubbidente, cucciola fremente, cucciola impaziente, cucciola al guinzaglio senza bisogno di cuoio e catene...cucciola del suo Padrone, in ogni momento e in ogni luogo.
Sono Sua.