lunedì 28 febbraio 2011

"Finché ci sarò io, non dovrai temere nulla."

Esausta, spossata...come se all'improvviso qualcuno avesse staccato la spina. Una carica che lentamente defluisce e che mi lascia con il bisogno di accocolarmi sul mio futon...su quello stesso futon dove poche ore fa ero stretta tra le Tue mani e le Tue corde...E' stato solo un salutarci ed un entrarci dentro ancora un'ultima volta prima che la vita di tutti i giorni ci richiamasse nei ranghi.

Avevo paura: Tu libero dal passato, Tu che passi una giornata in treno per venire da me, entrambi con la voglia di ritrovare quell'angolo magico in cui ci eravamo scoperti reali.

Ti tolgo le scarpe, Ti spoglio a poco a poco...tolgo quei pochi strati che separano la Tua pelle dalla mia...e comincio a percorrere il Tuo corpo di baci, carezze, respiri...voglia di conoscerTi di nuovo e di sincerarmi che Tu sia qui con me, davvero.

Mi beo dei Tuoi sospiri, un po' più profondi, un po' più rumorosi, a seconda dei tasti che la mia lingua percuote per suonare la nostra sinfonia. Non mi stancherei. E' una notte dedicata alla tenerezza, per il cuoio e le catene avremo tempo.

E poi la nostra prima festa, legata al Tuo polso da un guinzaglio, come se ce ne fosse bisogno...ma mi piace rche tutti sappiano che sono Tua

Mi guardo intorno, sono un pesce fuor d'acqua in quel locale di pelle, lattex e borchie questa sera, ma sono contenta di non passare inosservata, di essere bella, voglio essere come un gioiello che tutti Ti invidiano.

Mangiamo qualcosa. Tu pensi a tutti e due, in un angolino appartato sono in ginocchio accanto a Te, che mi imbocchi, piano, con tenerezza. Il Tuo prenderTi cura di me mi fa girare la testa

Un attimo di indecisione da cucciola smarrita, ma Tu mi tieni la mano, mi porti al centro del locale e mi spogli: via i guanti, via la gonna e a seguire il corsetto, le calze...restano solo le scarpe rosse e il mio cappellino, su cui una farfalla continua a svolazzare.

Che strano, sono lì, nuda, legata, di fronte ad uno specchio...eppure mi sento bene, sono a mio agio e nella mia testa non c'è posto che per noi. Non ho ancora il coraggio di tenere gli occhi aperti, ma non posso fare a meno di sbirciare per guardarTi mentre usi il micio; mi giri intorno, mi guardi, mi accarezzi, ed è quasi come se danzassimo. Non riesco a non cercare la Tua bocca, e mi protendo per baciarTi, ogni volta che mi sfiori.

Non mi concedi di rivestirmi, ma la cosa non mi disturba: sono le Tue corde a tenermi caldo. Ti seguo come un cucciolo segue il suo padrone; ho voglia che Tu giochi ancora con me, ho voglia di ubriacarmi ancora. 

Siamo di nuovo soli, dietro una parete di sbarre; da una parte noi, dall'altra il resto del mondo, che in un attimo scompare. Mi porti di nuovo lontano, in un posto che non conosco e la donna che vedo allo specchio, quella che mi chiedi di guardare, ha gli occhi accesi, il respiro accelerato...non mi ero mai accorta di avere quella luce. Caldo di cera, le Tue mani che mi arrossano, che mi ispezionano, sferzate sulla mia pelle che ne vuole ancora, che non si stanca...ansimo, tremo, piango...e Tu mi stringi, mi rassicuri, mi tieni accanto a Te. 

Non smetterei mai, ma Tu sai che è già tanto quello che abbiamo vissuto e tieni a bada quell'incosciente, testarda e curiosa schiava che hai deciso di tenere con Te.

Il Tuo abbraccio è costante, caldo, accogliente...

"Finché ci sarò io, non dovrai temere nulla."

Lo so, lo Sento...e altro non potrei desiderare...

martedì 22 febbraio 2011

Come aria

"Ho voglia di te"

E la paura si scioglie grazie a quel calore che inspiegabilmente riesci a trasmettermi, che io sia accanto a Te, oppure lontana centinaia di chilometri.

Mi spaventa questa dipendenza da Te, mi spaventa il bisogno che sento crescere giorno per giorno.

Bisogno di starTi accanto, di entrarTi dentro, di contagiarTi come Tu hai fatto con me.

Bisogno di respirarTi, di conoscerTi per diventare un Tuo pensiero, per diventare ciò che desideri, ancor prima che Tu stesso lo sappia.

Mi spaventa, ma non potrei farne a meno, non più, non ora, dopo averci assaporato.

Voglia di vivere, scoprire e sperimentare.

Voglia di provare, ogni giorno di più.

Voglia di essere tenuta per mano, di vederTi sorridere per il mio entusiasmo di bimba.

Voglia di risvegliare in Te il palpito del possedermi e del vedermi sbocciare come Tu mi vuoi.

Voglia di sentirTi felice e appagato e sapere di essere stata brava, di essermi guadagnata un posticino accanto a Te, accoccolata tra le Tue braccia...ad ascoltare il Tuo cuore che batte proprio lì, vicino al mio.

Conto le ore che mi separano da Te...

La principessa nella Bolla

Rimanere nuda di fronte a Lui, sentire le Sue mani e i Suoi occhi su di me, ascoltare la Sua voce, farmi avvolgere dalle Sue spire e restare lì, immobile ad attendere, gemere e sospirare...

E' stato tutto talmente naturale, talmente semplice...

Liquida, languida come mai prima d'ora...creatura di carne e istinto, la ragione lasciata a terra accanto ai tacchi alti. 

Abbandonarsi così, senza alcun timore, per la prima volta sicura, realmente sicura, arrendermi e lasciar fluire ogni cosa.

Aprire gli occhi, quegli stessi occhi sempre serrati per paura di non essere in grado di sopportare quello che succedeva fuori da me. 

Aprirli e rimanere rapita.

Rapita dalle Sue mani che mi dipingono di colori che bruciano e fanno rabbrividire. 

Incantata dal Suo sguardo serio e dal Sue dita che ticchettano sulle candele, ritmicamente, a creare una pioggia di coriandoli sulla mia pelle.

Sentire le Sue corde che prima abbracciano e poi stringono, in un disegno che solo Lui conosce, volute che immobilizzano e ornano, ubbidendo all'estro del Pittore e alle Sue voglie.

E poi la Sua mano che si fa strada piano, lentamente, dolcemente, decisa e risoluta. 

Il mio trattenere il fiato, la paura di non esserne in grado. 

Il Suo "Te lo immaginavi così?". 

Tendermi per assaporare la Sua mano che si muove dentro di me, rincorrere l'orgasmo per stringerLo ancora di più a me. 

Esplodere e singhiozzare per l'emozione, la gioia e la paura di essere lì con Lui, e la certezza che non avrebbe potuto essere diversamente.

Il desiderio di baciarLo, di accarezzarLo, di lambire ogni centimetro della Sua pelle con la mia lingua.

Cercare di eccitarLo, sentirLo fremere e giocare con i Suoi brividi, tendere la corda del piacere allo stremo e poi abbandonarmi, ancora una volta, e godere di quell'incastro perfetto.

Non averne mai abbastanza, di Lui, del Suo desiderarmi...e sperare che basti nascondere l'orologio per fermare il tempo in questa Bolla incantata.

Una Bolla ancora piccina, ma già calda e accogliente...legata ad un filo sottile il cui capo è saldamente nelle Sue mani. 

La principessa è lì, che a tratti si gode il suo tepore e la sua pace e a tratti viene presa dalle vertigini alla sola idea che Lui possa lasciare il filo ch la lega a sè.

martedì 15 febbraio 2011

Nelle spire del Serpente

E dire che me l'ha chiesto, ed io gli ho risposto di no, che non c'era ancora paura, ma solo brividi belli.

Ma non era vero, stava arrivando anche una paura strisciante e subdola che mi fa temere che nulla vada come sono convinta che andrà. 

Lo so che sembra una gran contraddizione, perché lo Sento che siamo due anime affini, eppure non posso non prendere in considerazione la possibilità che non sia così.

Questi ultimi giorni sono stati un crescendo di sensazioni, un crescendo di intimità, un crescendo di bisogno; mutamenti di due persone che, pur lontane, si annusano e cominciano a stabilire i ruoli, una gerarchia basata su odori immaginati, su sguardi scambiati, su necessità svelate.

E così mi ritrovo avviluppata nelle spire del Serpente, corde palpitanti che mi legano e mi stringono, e piano piano mi portano a chinare il capo. 

Gli occhi del Serpente mi ammaliano, mi liquefano e mi danno pace.

Le parole del Serpente mi eccitano e mi mozzano il respiro.

E come una micia che rimane impietrità di fronte al predatore, io resto qui, immobile, atterrita...attendendo impaziente il primo morso, e poi il secondo, il terzo...fino a diventare parte di lui.

domenica 13 febbraio 2011

Adoro questa me!

Una festa, persone sconosciute, per la prima volta nuda...tanti giochi come fossi al luna park.

Legata assieme a Lau, cuore contro cuore, a sentire i suoi sobbalzi e i miei, le frustate con il suo nome e quelle con il mio, i suoi gemiti e i miei, nascosti nella sua spalla in un abbraccio che ancora adesso scioglie una lacrimuccia.

Le mani dello zio Maitre, che si prendono cura di me, e i suoi occhi che non mi abbandonano mai e vigilano su di me, anche quando c'è qualcun'altro che gioca sul mio corpo.

Tante mani che mi stringono, mi accarezzano, dando dolore e piacere...ed io nel mio mondo ad occhi chiusi, in cui non ci sono che io.

Egoista!

Un mondo di sensazioni, un mondo in cui staccare l'interruttore della razionalità, non pensare a chi si occupa di me, chi mi colpisce, chi si insinua, che stuzzica, chi stropiccia...un mondo in cui l'unica che conta sono io.

Adoro questa me!

Spregiudicata, coraggiosa, curiosa, consapevole...Donna.

Adoro questa me!

venerdì 11 febbraio 2011

Nuda

"Ti ho fatto fare tardi"

"E ti ho fatto venire voglia di toccarti"

Bang!

Esplosione nel cervello.

Sì, ho voglia di toccarmi, di carezzarmi, in un piacere condiviso che pervade anche te.

"Vorrei ascoltarti godere"


Bang!

Esplosione un po' più giù, battito che cresce.

"Posso chiamarti?"

"Sì"

Squillo.

Bang!

Battito mancato e respiro incerto.

Parli del più e del meno, mi chiedi cos'ho indosso e mi chiedi cosa sto facendo.


Altro battito mancato.

In un sussurro "Mi sto accarezzando..."

"Togli le coulotte"

"Sdraiati"

Come una bambola perversa ascolto la tua voce, sussurrata e a volte un po' rotta, e continuo ad accarezzarmi, lentamente, delicatamente, ad occhi chiusi, immaginando...


Mi sposto in camera, la luce della lampada è di troppo e anche il ronzio del pc.

Sul letto, mi strofino su un cuscino, come mi hai detto di fare, come una cagnetta vogliosa.


Occhi chiusi e tu sei lì, seduto sulla poltrona che si trova accanto al letto.

Guidi la mia mano da lontano. Un dito, poi due. Ruotano e si fanno strada.

Mi racconti di quello che succederà fra qualche giorno ed io divento un lago.


Piccoli gemiti nelle tue orecchie e soffi di parole affannate.

Mi sussurri di assaggiarmi e mi chiedi che sapore ho.

Mi sento languida, bollente, liquefatta dalla tua voce e dal tuo respiro.

"Probabilmente ti assaggerò"


Sento che ascolti, come se tendessi l'orecchio a non perdere nemmeno un sospiro.

"Godi"

Ancora qualche carezza e il fuoco divampa, accecante e bollente.

L'urlo sussurrato al tuo orecchio, i brividi che mi sconquassano, la mano che non vuole allontanarsi.


Tento di immaginare il tuo volto.

Acceso dal mio fuoco.

Eccitato dal mio respiro.

Confuso da questo attimo di assoluta sincerità.

E mi rendo conto di essere nuda, dinanzi a te, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

mercoledì 9 febbraio 2011

Ali che bruciano e profumo di sogni

Vorrei poterci credere e lasciarmi andare, ma il rischio di bruciarsi le ali è forte, tangibile, quasi una certezza.

Scappare, quindi? La parte ancora sana di me direbbe di sì, di scappare a gambe levate prima che sia troppo tardi, e anche lui, continuamente, in un tamtam di raccomandazioni e accortezze, mi ricorda che sono io che scelgo, che se mandassi a rotoli lui e questa cosa qui non ci sarebbe da stupirsene, che capirebbe e che rimarebbe la gioia di essersi conosciuti, annusati e capiti, all'istante, senza troppi paroloni e senza maschera alcuna.

Eppure capita così raramente di sentire quell'affinità che ti fa dire che sì, sarebbe bello poterci vivere, che quando capita sarebbe un peccato mortale rifiutarsi di cogliere l'occasione.

Di cosa mi lamento, allora? Non mi lamento. Resto qui, vigilando sulle mie ali, cercando di domare il fuoco, sopendolo a volte con qualche lacrimuccia, sorella gemella di quel battito di cuore accelerato all'idea di quel "se fosse davvero così...".

I miei sogni si accavallano alla realtà, la dissimulano, la rendono droga di cui non posso fare a meno.

I miei sogni diventano despota, padroni indiscussi della mia mente.

I miei sogni diventano guida, faro alla cui luce cercare il luccichio di quella Bolla in cui riposare.

Per ora c'è un abbraccio caldo, avvolgente, che sa di coccole e possibilità...