domenica 19 dicembre 2010

Off Topic

Niente BDSM oggi, niente palpiti, niente respiri mozzati. 

Oggi sopravvivo.

Senza di Lei il Natale è sempre stato una commedia, più o meno piacevole, più o meno grottesca; quest'anno invece, anche se manca ancora una settimana, mi sento già persa. Mi sento che cado in un pozzo profondissimo e buissimo...e mi sento sola, disperatamente sola.

E ho paura che sarà sempre così. Ho bisogno di calore, di affetto, di famiglia, ma la mia famiglia non esiste più e se mi soffermo a pensarci - cosa che non faccio mai-, allora sì che smetto di respirare e sento un male tremendo.

E' un dolore che mi risucchia, da cui non riesco a staccarmi, perché in fondo in fondo so che è giusto che io stia male, perché il mio mondo è realmente crollato il 15 agosto di 2 anni fa e non è pensabile continuare a vivere come se niente fosse.

Quando riesce ad agguantarmi mi stritola, mi schiaccia, mi annienta, ed io rimango lì a lasciarlo fare, sperando forse, a volte, che mi distrugga definitivamente, per smettere una volta per tutte di temere il confronto con questo dolore indescrivibile.

L'unica cosa che chiederei a Babbo Natale in questo momento è di permettermi di addormentarmi e di svegliarmi solo a commedia terminata....

lunedì 13 dicembre 2010

Sua

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami...
comprimimi discioglimi tormentami...
infiammami programmami rinnovami.
Accelera... rallenta... disorientami.

Cuocimi bollimi addentami... covami.
Poi fondimi e confondimi... spaventami...
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami... ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domani, sgominami poi sgomentami...
dissociami divorami... comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra... riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Patrizia Valduga - Medicamenta

Tecnicolor

Un orgasmo così forte, così intenso, così violento da portare assieme al piacere lacrime e singhiozzi. Un fiume di emozioni in cerca di un varco per sfogare la propria potenza.

Si può vivere con la paura di tracimare? Con il timore di non essere in grado di contenere tutto questo?

E' tutto tanto, violento...violentemente bello, emozionante...e l'essere felice non è sufficiente.

Non basta! Il mio corpo e la mia mente hanno bisogno di trovare un'altra maniera per canalizzare quanto Lui ogni giorno mi regala e mi aiuta a conquistare.

Lo sforzo che sto tentando di fare è quello che spetta ai linguisti quando si trovano a dover cercare nuove parole per esprimere concetti prima sconosciuti.

La realtà che Lui mi ha svelato ha colori talmente sgargianti, rumori talmente soavi, profumi talmente buoni che bisogna imparare a goderne poco alla volta, ma come fare a non esserne ingordi? Vorrei ubriacarmi ogni giorno di Lui, piangere per questa tremenda felicità che non si accontenta dei sorrisi...

Sono Sua e il mio unico desiderio è quello di crescere ed imparare, per diventare quella Donna che Lui merita, plasmata per il Suo piacere e la Sua felicità.

Questa è la mia dimensione....Lui è il mio universo....




domenica 28 novembre 2010

Dolce dolore

E' ciò che provo quando la portiera della mia auto si chiude e parto per tornare a casa. Si propaga lentamente e ad intermittenza blocca il respiro. 

Prima qualche lacrima scendeva, ora non più e certamente non è a causa di un sentimento affievolito. Tutt'altro. Quello che sento, ciò che provo, ciò che mi riempie è di giorno in giorno più grande, ingombrante, maestoso. Ma ora non piango più. Quella sensazione di cuore strizzato e respiro mozzato sto imparando a conoscerla, ad apprezzarla e, da brava masochista, a goderne.

E' un dolce dolore pensare all'ultimo bacio sulla punta delle Sue dita, all'ultimo rifugiarsi lì dove tutto ha senso, alle Sue mani che percuotono, strizzano e accarezzano, alla cinghia, al N/nostro primo micio (a nove code), alle ginocchia doloranti, al piacere dirompente- Suo e mio-, alle parole crude che umiliano per eccitare.

E' un dolce dolore l'incertezza, la paura di non essere abbastanza.

E' un dolce dolore sentire la Sua voce che chiede come va il viaggio e trovare un Suo pensiero nella posta.

Dolore per il distacco, per la lontananza fisica, per il timore che qualsiasi cosa, per una qualsiasi ragione, possa cambiare.

Dolce dolore perché mi sento ogni attimo più ricca, perché palpito al pensiero di Lui, perché mi sento protetta, perché tutto in me è proteso a compiacerLo, perché la prossima volta che mi vorrà ai Suoi piedi sarò un passo più in là nella conoscenza di me e un po' più vicina a ciò che desidero donarGli.

Ogni volta un passo più in là

Per me il dolore è ancora un argomento sensibile, fino ad oggi non capivo come si potesse provare appagamento, soddisfazione, addirittura piacere nel dolore e nell'umiliazione.

Oggi invece è bastato sentirLo godere, sentire le Sue parole, sentire la Sua eccitazione per dare un senso a tutto quanto. 

Ero legata, scomoda, dolorante, eppure stavo bene! L'eccitazione non era fisica, ma la mia testa esultava e godeva nel sapere che Lui era contento di me, che le mie lacrime e la mia sottomissione erano all'origine di tutto.

La piccola schiava cresce nelle mani del Signore cui appartiene...

domenica 7 novembre 2010

Il paddle e gli strani meccanismi della mia testa

La pizza del Padrone, le chiacchiere con il Padrone, il piccolo dolore per la partenza imminente e il desiderio di essere ancora completamente Sua.

Questa la cornice che inquadrava il pomeriggio di oggi.

Le pinze facevano male, come è giusto che sia, le lacrime già scendevano, come oramai sono abituate a fare...

...e poi il paddle.

Panico.

Non più lacrime, ma singhiozzi.

"Quanti pensi di meritarne?" Silenzio. Non riuscivo a proferire parola. Ancora una volta quel pezzo di legno stava avendo la meglio. Sentivo già il dolore, nonostante non mi avesse ancora sfiorato. E poi colpetti leggeri e ripetuti, intervallati da pause più lunghe, solo per assaporare meglio la tensione.

"A quanto siamo?" "Non lo so, Signore" "Allora ricominciamo da 3".

Erano solo 10 colpi, ma bruciavano in maniera insopportabile. Non solo sulla pelle, anche da qualche altra parte, e in quel posto nascosto le Sue mani non riuscivano a lenire i colpi.

Non era una punizione, il Suo tocco era gentile, dolce..eppure quei 10 colpi ancora una volta mi avevano annientato.

"Brava, sei stata brava! Ora in ginocchio. Arriva fino lì, ora torna indietro. Brava! Ancora una volta!"

Dire che non sentivo nulla è sbagliato. Sentivo tutto, ma non mi importava.

Mi sentivo come una bambola, svuotata dentro.

"Ora vieni qui..."

Nemmeno sentirLo dentro di me è riuscito a smuovermi da questa specie di apatia...mi muovevo, obbedivo, mi bagnavo...ma senza sentire nulla...annientata...in quel momento ero nulla...

Sotto la doccia bollente, mentre le Sue mani si prendevano cura di me, ancora una volta abbiamo cercato di capire perché. 

Perché è solo dolore? Perché fa così male anche dentro? Forse il mio cervello lo associa ad una punizione, ed il subirlo gratuitamente sapendo "di non meritarlo" mi umilia così profondamente da non riuscire a gestirlo...forse...

Dire che ci lavorerò mi fa un po' paura, odio quell'attrezzo, ma è quello che farò insieme a Lui...

D'altronde farei qualsiasi cosa assieme a Lui, per Lui...

mercoledì 3 novembre 2010

Al telefono

La Sua voce che mi richiama a Sè...




...inginocchiata al Suo cospetto...

domenica 31 ottobre 2010

Sono fortunata. Dannatamente fortunata!

Piove, piove talmente tanto...e fa freddo, talmente freddo che quasi quasi nevica. E in questi casi non c'è nulla di meglio che poter passare un po' di tempo nella propria cuccia, al caldo.

E tra un esperimento culinario (il ghee) ed uno cosmetico (il sapone da barba per Lui) sto ripensando alla serata di ieri. Una serata tra donne, in tipico stile Sex and the City: vestito carino, tacco 12, cocktail ed una marea di chiacchiere.

C'è chi è un crisi con il fidanzato neo convivente, una che filosofeggia sulla vita manco avesse 60 anni, la terza che cerca di capire se la sua singletudine le piaccia, e poi ci sono io.

Io che fino a 6 mesi fa non vedevo la luce in fondo al tunnel. Tutto buio, freddo, angusto. Solitudine, scoramento, apatia. Io che a ripensarmi quasi non mi riconosco, una copia sbiadita su carta velina della me di adesso, colorata e brillante.

Io che adesso, invece, sto bene. Bene come non ricordo di essere stata da tanto tempo. Serena, non mi facesse paura direi quasi felice.

E la cosa buffa è che ascoltando le mie amiche, mi sono resa conto che sono esattamente alla ricerca di ciò che sto vivendo io.


Sono fortunata. Dannatamente fortunata!

domenica 24 ottobre 2010

Sicura e al sicuro

Capita qualcosa di strano quando sono a casa Sua: non mi spaventa più nulla, non temo il silenzio, non temo l'attesa, non temo il rimanere sola con i miei pensieri.

Di solito, a casa mia non c'è mai silenzio, la radio o la TV sono sempre accese, non importa il canale sinonizzato, l'importante è che mi facciano compagnia con il loro vociare continuo.

E invece a casa Sua, lontano da tutto, dal mondo, dai rumori della città, nel Suo regno riesco a godere della compagnia di me stessa.

Questo week end ha dovuto assentarsi per qualche ora, richiamato da eventi difficili ed importanti; mi aveva lasciato film da vedere, sapevo di avere la radio, un pc a disposizione...e invece non ho sentito il bisogno di nulla di tutto ciò.

Ho messo in cantiere la cena, impegnandomi perché fosse tutto buono e mi aiutasse a rendere piacevole la Sua serata, e poi, accoccolata sul divano, ho cominciato ad intrecciare.

Rumori solo in lontananza, i movimenti cadenzati e ripetitivi, e la testa che vagava. Non tutti i pensieri erano piacevoli- la situazione riportava a galla un vissuto difficile e non ancora metabolizzato- eppure ero felice di essere lì e di godere di questa sensazione di pace e tranquillità.

Non so a cosa sia dovuto, o forse lo intuisco, ma non riesco a spiegarmelo. A casa Sua tutto sa di Lui, mi sento costantemente abbracciata, avvolta, e la Sua presenza, la Sua capacità di rassicurarmi mi pervadono anche quando Lui non c'è.

E' la bolla che mi accoglie da quando ha deciso di volermi con Sè. 

Mi sento sicura e al sicuro. 

Trovo il coraggio di rallentare e risintonizzarmi su me stessa, cosa che nella quotidianità non mi permetto di fare per paura di non saper gestire ciò che potrei "scoprire".

E così, questa sera, dolorante come se fossi passata sotto un treno (quel Treno che sa sempre dove condurmi), mi sento di aver riguadagnato un altro pezzettino di me, un altro tassello di quel mosaico che sto scoprendo assieme a Lui.

domenica 17 ottobre 2010

Dolore

Sento spesso parlare di quella sintonia che si crea tra il Padrone e la Sua schiava, un comune sentire che avvicina e stringe progressivamente. Quella corda che mi stringe a Lui oggi è irta di spine che penetrano ad una ad una, riaprendo vecchie ferite e creandone di nuove.

Sta affrontando un momento difficile, doloroso, un momento a cui ci si prepara, voglia o non voglia, ma che quando arriva coglie sempre alla sprovvista, con un senso di non detto, non fatto...rimpianti conditi dalla consapevolezza di aver varcato una soglia da cui non si può tornare indietro.

Ed io soffro. Soffro del sangue delle vecchie ferite, che mai si rimargineranno, ma a cui per sopravvivere bisogna far finta di abituarsi. E soffro di dolore riflesso. Un dolore che trasuda da poche parole, che vorrei lenire, nonostante sappia quanto sia impossibile. 

Si dice che la donna sia in grado di sopportare maggiormente il dolore, e in un certo senso sono d'accordo. La questione si complica, però, quando subentra la sofferenza di una persona cara; lì ho come l'impressione che la mia mente vada in tilt. Mi risulta insopportabile sapere che le persone che amo stanno soffrendo.

Ed oggi è proprio così. Farei qualsiasi cosa pur di poter condividere il Suo dolore, pur di sapere che Lui non soffre. Il dolore, quello vero, non mi spaventa; ciò che mi atterrisce è la consapevolezza di non potermi sostituire a Lui, di dover rimanere in tribuna ad osservare da lontano l'evolversi degli eventi.

Sono qui. So che ne è consapevole. Non basta un pensiero a cambiare gli eventi, lo so, ma sono accanto a Lui...

mercoledì 13 ottobre 2010

Blu canapa

Accipicchia! Questa questione del dolore e della poca sopportazione comincia a darmi noia, ma noia sul serio.

Quando sono qui, sogno fruste, pinze, aghi, paddle....no, paddle no!!!! E morsi...sì, i morsi li sogno sempre...

E poi quando sono lì, quando divento il Suo giocattolo, divento contemporaneamente una lagna: "Ahi!", lo scorso week end mi è scappato addirittura un "Cai!".

Questa sera, mentre mi nutrivo della Sua voce e delle Sue parole, mi accarezzavo e mi coccolavo come al solito e- sorpresa!- ho trovato, nemmeno troppo nascosti in realtà, i Suoi segni.

A ritroso con la mente per rivere il week end, per sentire nuovamente quei brividi...e sì! Quegli acquerelli bluette sulle cosce sono il promemoria proprio degli ultimi attimi ai Suoi piedi. 

Quelle corde di canapa che Gli avevo chiesto di vedere e toccare, che mi avevano prima imprigionato, poi vestito, poi costretto...e poi sferzato...mi hanno regalato anche le bricioline che mi ricondurranno da Lui non appena mi richiamerà a Sé.


lunedì 11 ottobre 2010

Come un'opera d'arte

Per essere una cagnolina, devi sentirti una cagnolina.

Ho pensato sovente a questa frase e sempre mi sono chiesta come avrei potuto arrivare a sentirmi realmente una cagnetta ubbidiente. Cagnetta, cavalla, oppure ciò che in quel momento il mio Signore voleva che fossi.

Sabato, invece, è successo qualcosa. Ero lì, in ginocchio, e baciavo, leccavo, annusavo i Suoi piedi. Fino a quel momento era stato un qualcosa che mi rendeva felice perché mi permetteva di dimostraGli la mia devozione, di toccarLo, di accarezzarLo, di baciarLo...ma nello stesso tempo, mentre lo facevo, non mi sentivo veramente me stessa. Avevo la percezione che mancasse qualcosa ed anche quando Lui mi ordinava di farlo con passione ed amore, mi risultava difficile capire come accontentarLo.

E poi, in un attimo, mi sono sentita diversa. Il mio corpo si muoveva in maniera istintiva, le mie mani, le mie braccia, il mio seno....tutto di me si muoveva per accarezzare, per comunicare ciò che mi emozionava; anche la mia lingua, le mie labbra...sapevo che finalmente parlavano il giusto idioma.

Ero in ginocchio, nuda, prostrata ai piedi del mio Signore, intenta a baciare i Suoi piedi...eppure per la prima volta mi sentivo donna, Femmina!

Tutto di me era proteso a compiacerLo, eccitarLo, adorarLo...e la strada che Lui aveva scelto me la sentivo perfetta addosso. Ero me stessa, ma anche altro. Un'altra creatura che sta a poco a poco prendendo forma sotto le Sue mani: non più solo cucciola sapaventata, ma tanto altro...non c'erano parole, ma solo mugolii di eccitazione e bisogno bruciante di senitre pelle su pelle, per impregnarmi del Suo odore e regalarGli ogni fremito del mio corpo.

Un'eccitazione profonda, non solo fisica; un boato che si faceva strada nella testa, nella pancia, ma che per una volta non voleva esplodere, ma solo crescere, crescere, crescere, ubriacare, inebriare, incatenare la ragione ai sensi, renderla schiava e lasciarla vagare in quei gironi torbidi fatti di passione, umiliazione, eccitazione, dolore...

Donna. 

In ginocchio, nuda, segnata dai Suoi colpi, che lecca ogni centimetro del Suo corpo, che sfila per Lui sui tacchi alti, che mangia in una ciotola accanto ai Suoi piedi.

Donna.

Quando decide di creare il vestito che indosserò, e danza attorno a me, e intreccia, stringe, copre, mette in risalto. 

E poi mi fa sedere, come fossi una bambola. E tira, fissa, mi immobilizza, mi guarda e mi dice che sono bella.

E in quel momento, accompagnata dalla voce di Nat King Cole, come se fossimo in un'altra epoca, mi sento un'opera d'arte...guardo il mio riflesso nella finestra, mi ammiro, non sento dolore, ma solo un'immensa pace e un'immensa gratitudine per Lui, che mi osserva e si disseta del Suo capolavoro.

mercoledì 6 ottobre 2010

Oggi ho avuto paura

Oggi ho avuto paura.

Una paura tremenda, viscerale, accompagnata da una terribile sensazione di freddo dentro. Ero lì che intrecciavo strisce di pelle, ma le mie dita non ne volevano sapere: tremavano e basta. E il tremore si amplificava e arrivava alle spalle, alle cosce, ovunque.

Una serie di sms, una serie di incomprensioni mi stavano allontanando da Lui. 

"Forse qualcuno di più facilmente frequentabile ti renderebbe più felice".

Ho cominciato a pensare, a mettere sotto esame ogni mio atteggiamento, ogni mia parola per tentare di trovare una spiegazione plausibile a questa doccia fredda.

Sono stata troppo "appiccicosa"? Troppo opprimente? Ho chiesto cose assurde e improponibili? Ho supposto situazioni e sentimenti in realtà inesistenti?

Mi mancava l'aria e sentivo un leggero senso di nausea in arrivo.

Ancora una volta ho avuto l'impressione di Sentire- e non sentire- ciò che stava accadendo. Era tutto talmente vivido, e faceva male in maniera strana, amplificata, un po' come uno schiaffo ricevuto sulla pelle bruciata dal sole.

Ho avuto paura.

Ho avuto paura che capitasse di nuovo, che di nuovo sarei stata abbandonata per ragioni a me sconosciute (a dirla tutta incomprensibili). E la cosa peggiore era che questa volta avevo preso tutte le precauzioni possibili. Non avevo dato nulla per scontato. Avevo cercato di esprimere i miei sentimenti, anche quando il pudore, la ritrosìa, la paura di andare troppo oltre mi dicevano di non uscire dal guscio e di restare al riparo dietro il muro.

Mai, e dico mai nella vita, avevo detto a chiare lettere "Mi mancate", "Vorrei essere lì ai Vostri piedi". Un chiaro messaggio, è vero, ma detto con pacatezza, con tenerezza, con devozione, con la speranza che venisse recepito per quello che realmente significava: siete sempre accanto a me, ultimo nome sussurrato prima di addormentarmi, primo pensiero quando riapro gli occhi al mattino.

Sarebbe bello poter stare accanto a Lui ogni giorno. E' pace ascoltare il Suo respiro che rallenta prima di entrare nel mondo dei sogni. E' paradiso fare l'amore dopo aver vagato nell'inferno del dolore, dell'umiliazione, delle Sue e delle mie perverse fantasie. E' la più bella delle realtà portarGli il caffè; lavare i piatti- reduci delle opere d'arte culinarie che prepara per le nostre cene; porgerGli il sigaro come mi ha insegnato a fare; farelaconservasistemarelalegnaraccogliereifruttidellortomangiarelamponisistemareilmieleemillealtrecose; guardare i film che a Lui piace rivedere assieme a me, e ascoltare i Suoi commenti.

Sarebbe bello, ma so che non è possibile. E allora mi accontento. Anzi no, non mi accontento! Faccio tesoro dei nostri week end: li attendo, li gusto, li assaporo, perversamente- come mi sta insegnando a fare-, e vivo anche quella malinconia che accompagna il ritorno a casa e che mi serve a metabolizzare le emozioni, i Suoi disegni su di me e a capire che magnifici momenti ho appena vissuto.

Vorrei essere sempre accoccolata ai Suoi piedi? Sì.

E' difficile vivere la lontananza? Sì.

Impossibile, però, sarebbe rinunciare a quegli scorci di paradiso.

Sono una cucciola, bisognosa di attenzioni, fragile, diversamente sensibile- direbbe qualcuno. 

Vivo. In toto. 

Tutto questo è vita: reale, concreta, che si tocca e si sente. 

Si Sente. 

Sento tutto con un'intensità centuplicata ed è bello, ma altrettando tremendo se ciò che mi tocca fa male.

Sono una cucciola che ha trovato il suo Padrone...e del suo Padrone anela carezze e attenzioni. Le Sue cure sono l'ossigeno che le permette di respirare.

Cucciola devota, cucciola ubbidente, cucciola fremente, cucciola impaziente, cucciola al guinzaglio senza bisogno di cuoio e catene...cucciola del suo Padrone, in ogni momento e in ogni luogo.

Sono Sua.

lunedì 4 ottobre 2010

Ancora sull'Amore

Ho riflettuto tanto in questo periodo di silenzio su quali possano essere le qualità della schiava perfetta, i sentimenti che dovrebbero alimentare questa vocazione, la condizione d'animo per crescere, migliorare, realizzarsi...

Solo un paio di mesi fa, dopo l'incontro con un fantomatico master dalla parlantina facile, mi ero convinta che la condizione migliore per esprimere al meglio la propria sottomissione e la propria decisione di affidarsi ed esistere per servire e soddisfare il padrone fosse un rapporto basato esclusivamente sul BDSM. 

Non faceva una grinza, mi sembrava ovvio! Se per il Padrone non provo alcun sentimento che esuli dal senso di sudditanza, il mio assecondare ogni suo desiderio e il volerlo compiacere, umiliandomi e subendo ciò che più gli aggrada non poteva che essere l'evidenza del mio abdicare e del mio essere schiava.

Ci vedevo, insomma, la quintessenza dell'altruismo, se mi si passa il termine. Subisco, soffro, mi umilio solo per il suo piacere.

Ma è veramente così? E' su questo passaggio che ho cominciato a dubitare della mia tesi. L'idea di sottomettermi a qualcuno che stimo, apprezzo, di cui subisco il carisma, l'autorevolezza, il fascino forse, ma per cui non provo un altro genere di sentimento ha cominciato nell'ultimo periodo a perdere forza.

Ho iniziato a pensare che se la situazione è quella descritta, allora a spingermi a sottomettermi non è la voglia di essere ciò che lui vuole, quanto piuttosto la voglia- lecita e legittima- di soddisfare le mie fantasie di sottomissione, di dolore, di umiliazione, eccetera eccetera....

Ancora del sano egoismo, insomma: decido di fare qualcosa per il mio piacere innanzitutto, l'altro è l'oggetto grazie al quale posso provare piacere.

E' il punto di partenza obbligato, penso, ma per il mio sentire necessita di un passo avanti, di un salto nel vuoto che affidi all'altro non solo la mia incolumità fisica e psichica durante il gioco, ma anche e soprattutto il mio Io, la mia vita e i miei sentimenti- quelli quotidiani, quelli normali....

Ecco io sono proprio lì...ho saltato.

Ho saltato e il mio Signore era lì ad afferrarmi, ad accogliermi su un letto di piume.

Ciò che all'inzio era sessione, le scelte che prima erano razionali, a poco a sono diventate vita e necessità.

La Sua soddisfazione, che prima era l'obiettivo del gioco, ora è il fine di ogni mio pensare e di ogni mio agire.

I sentimenti sono in continuo divenire, ogni incontro è un passo più in là. Temo a volte la portata di ciò che mi smuove,  e la corrispettiva necessità di sapere, castrata sul nascere dalla consapevolezza di non aver diritto a chiedere, ma mi appaga e mi inorgoglisce sentire che  a mano a mano che il tempo passa è come se realmente diventassi un Suo pensiero.

Parlo di Amore? Sì, senza dubbio! E' conditio sine qua non del mio essere ciò che sono. Non è sempre semplice, ma in momenti come questo, dopo aver sentito la Sua voce, a distanza di due mesi dal momento in cui ho deciso di affidarmi e Lui ha deciso di prendersi cura di me, mi sento bene, mi sento al sicuro.

Fiera e orgogliosa di essere Sua...
Felice di poter donare al mio Signore devozione, obbedienza, Amore, perversione e quanto ogni giorno scoprirò di possedere.


domenica 3 ottobre 2010

Dell'Amore e di altri Demoni

18 settembre 2010

Tutto ha avuto inizio sabato scorso, più o meno a quest'ora.

"Non c'è tabù più grande da superare per una donna della sua gelosia, del suo senso di possesso, della sua territorialità" E come superarlo questo tabù? Ovvio, prendendo una, due, altre tre schiave...non sentirti più unica e insostituibile, convivere con la concorrenza delle "sorelline"....

La pelle d'oca a questo discorso è stata istantanea...e anche qualche lacrima a pizzicare per uscire. Un pensiero doloroso, anche se ipotetico e lontano.

Paure, insicurezze, dolore fisico anche...la Bolla, quell'angolo di paradiso caldo e accogliente...sembrava già meno comodo, meno protettivo.

"Perché? Non ti verrebbe tolto nulla, le attenzioni a te riservate sarebbero le stesse..." No, non sarebbero le stesse, o meglio, non avrebbero più lo stesso valore. Verrebbero sporcate dal dubbio, dall'insicurezza, dalla paura di essere una delle tante, non più sufficiente...e questo basterebbe a svilire tutto quanto. Come sapere se quella carezza tanto agognata ha ancora la stessa intensità, è simbolo delle stesse emozioni, è riservata solo a me?

No, questo dolore sarebbe troppo grande, un dolore sintomo di una malattia cronica inestirpabile, forse, scritta nel DNA. L'unica opzione per sopravvivere sarebbe staccarmi, dolorosamente staccarmi per non essere annientata...ma anche a quel punto, quale tabù sarebbe stato superato?

D'altronde, quando si decide (ma si decide sul serio?) di affidarsi a Colui che si percepisce come opposto e complementare- e lo si fa con convinzione-, intraprendendo un esaltante viaggio a due, la razionalità lascia il posto a qualcosa di molto più animale, istintuale. Un sentimento che cresce esponenzialmente, che si nutre di sensazioni, di odori, di abbandono, di sincerità...

Un sentimento che non può che chiamarsi Amore. Un Amore diverso da quello che si legge nei libri, una partita da giocare a carte scoperte. Appartenenza, Fiducia, Impegno, Devozione, Coraggio, Sincerità, carte che entrambi i giocatori conoscono, ricercano, comprendono...

Amore e non amore, perché si nutre prendendo alimento da ideali e sentimenti puri, ma non si vergogna di sporcarsi pescando nel torbido delle passioni, dei desideri, delle paure.

La razionalità fa un passo indietro a favore dell'istinto, e l'istinto ci muove, ci fa abbandonare, ci fa fidare...e ci fa tirare fuori le unghie al sentore di una minaccia...

domenica 12 settembre 2010

Sorpresa

Solo 24 ore...sono bastate a lasciarmi un bagaglio di cose su cui meditare, da cui riavermi fino in fondo.

Dico riavermi perché trovarmi tra le le Sue mani ultimamente smuove delle corde che vibrano vibrano vibrano...e continuano a vibrare per un po', anche dopo la calma, il relax, le Sue carezze, i km che tornano a separarci.

E' stato un regalo improvviso e inaspettato questo week end nella Bolla. Oramai anche la strada è diventata un'amica, una confidente con cui condividere la gioia e il timore dell'attesa, dello spazio che si riduce, e poi, quando i doveri richiamano alla routine quotidiana, la malinconia e quel sottile dolore che necessariamente condiscono il rientro a casa.

Ogni cosa, ogni particolare concorrono a creare quel terremoto che sconquassa ogni certezza dentro di me. Nulla è studiato, lo so, eppure TUTTO è parte integrante di quello siamo, di quello che diventiamo...

La pizza fatta con le Sue mani? Una briciola.
Pranzare sotto il portico ed ascoltarci? Una briciola.
Attendere pazientemente che finisca di raccontarmi, prendermi per mano e spogliarmi? Una briciola.
Rendermi inerme, portarmi lì dove è concesso dimenticarsi la propria identità? Una briciola.
E poi portarmi il caffè, lasciarsi accarezzare, aiutarLo- nuda-  a rastrellare il fieno, asciugarLo dopo la doccia, attenderLo impaziente per la serata...mille altre briciole che come piccole calamite dirigono i miei passi, il mio Sentire verso quell'obiettivo comune che ci ha fatti incontrare.

Non sono perfetta, tante barriere sono cadute e tante altre ancora aspettano di essere abbattute..in questi attimi di quiete dopo la tempesta- la Sua tempesta- nella mia mente c'è spazio solo per pensare a noi. 

Tutto il resto può attendere domani.

mercoledì 8 settembre 2010

Il primo micio

Farà le fusa, graffierà...

Riconoscerà la mano dal Padrone e segnerà la schiena della schiava...

Le sue code saranno lunghe, flessuose, morbide al tatto, ma ruvide al colpo...

L'ho accarezzato, coccolato....forse gli ho addirittura parlato!!!

Ma nulla è troppo per il mio primo micio.... a nove code!!!!

Rosa e nero, come nei miei sogni più perversi! 

Ora le codine stanno riposando dopo la serata di massaggio e domani si comincia l'intreccio!

Se è vero che le cose fatte con amore sono sempre un successo, non c'è dubbio, il mio sarà il micio più bello del mondo!!!!!

La mia frustrazione è il Suo godimento




"Così vorrei essere, in ginocchio, ad abbracciarVi le gambe, Voi che con delicata fermezza afferrate i miei capelli...vorrei essere lì con Voi..."

"Masturbati! Fermati un attimo prima dell'orgasmo e dedicami la sofferenza della mancata soddisfazione."

Non servono altre parole. Ringrazio nella mia testa per l'ennesima prova che mi regala per dimostrarGli la mia ubbidienza.

Comincio ad accarezzarmi...
Chiudo gli occhi per sentirmi totalmente nella Bolla che sa creare attorno a me...
L'eccitazione sale, sento quella tensione calda che cresce a poco a poco e si irradia ovunque...
La mia testa sa che non deve perdere il controllo, ma la voglia di lasciarmi andare è tanta, la voglia di sciogliermi e rilassarmi...

Voglio arrivare fino alla soglia del piacere, voglio godermi le sensazioni crescenti, l'eccitazione che monta...e voglio che la rinuncia all'orgasmo sia urlata, sofferta, sincera...

E' vicino, il momento è vicino...è dolce accarezzarmi, sentire i brividi lunga la schiena, pregustare l'esplosione...

Ancora un tocco e sarebbe fatta...ma è Lui che deve godere, per me non è ancor il momento!

La mia frustrazione è il Suo godimento.
L'orgasmo mancato è un segno della mia sottomissione.
I miei brividi l'ennesima dimostrazione del Suo potere.

"Godo a leggere questo".

Altro non serve per sentirmi appagata...

martedì 7 settembre 2010

Soffrire

Si parlava delle ragioni che possono spingere a sottomettersi, a subire, a soffrire...soprattutto a soffrire.

Già, a soffrire! Perché sulla questione dell'Appartenenza, del cedere il controllo, il discorso mi sembrava molto più scorrevole, di più semplice comprensione.

Un'infanzia segnata dalla mancanza d'affetto? La violenza? La solitudine? Possono esserne l'origine, forse...

A casa mia, però, non c'è stato nulla di tutto ciò! Famiglia  normale, genitori attenti, poco innamorati e poco inclini ai gesti d'affetto, certo, ma sempre presenti. Nessun episodio di violenza. La solitudine, a volte, ma penso riguardi quasi tutti... Eppure mi ritrovo qui, a chiedermi perché mi piace soffrire.

Forse il verbo piacere non è il più corretto. Non godo del dolore puro, per nulla, non potrei definirmi masochista, nell'accezione classica del termine.

Mi sottometto, subisco, ma perché? Una briciolina sulla strada della ricerca l'ho trovata domenica pomeriggio.

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"Ti devo congedare alle 5, questo pomeriggio".

Gelo.
Non ero preparata, pensavo di avere ancora una giornata da passare con Lui. Tento di dissimulare, ma divento taciturna e Lui se ne accorge.

Da quell'attimo, l'unico pensiero nella mia testa è diventato: "Vi prego, fatemi male!".

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Ma perché?
E così mi sono tornate in mente le parole del mio Signore, la sera prima, a cena. Senso di colpa, sentimento di inadeguatezza, convinzione di doversi guadagnare ogni cosa.

E c'erano tutti questi sentimenti nella mia voglia di soffrire: paura di non essere stata abbastanza brava, di essere stata congedata per noia; senso di colpa per il non aver fatto abbastanza; convinzione che se Gli avessi fatto vedere che ero disposta a sopportare altro dolore, mi avrebbe concesso un'altra chance...

Che il dolore sia il dazio da pagare per ottenere affetto, tenerezza, attenzioni? Che la voglia di sentire la frusta sulla schiena sia il prezzo per potersi poi beare della mano del Padrone che lenisce la sferzata rossa?

Ho il sospetto che sia questa, per il momento, la spinta preponderante che mi spinge a chinare il capo: l'incontenibile voglia di compiacerLo, di soddisfarLo, di appagarLo e di dimostrarmi all'altezza.

C'è altro, però, lo sento! Piacere e dolore non sono così distanti, penso viaggino su binari vicini ed io voglio percorrerli entrambi, a lungo, fino a trovare il crocevia...

lunedì 6 settembre 2010

Felicità

Felicità è... affidarGli pensieri e paure
Felicità è... superare con Lui timori e tabù
Felicità è... soffrire per il Suo piacere
Felicità è... vedere il Suo sguardo soddisfatto 
Felicità è... sentire la Sua carezza sulla pelle segnata
Felicità è... restare accucciata ai Suoi piedi
Felicità è... danzare per Lui
Felicità è... tremare al Suo cospetto
Felicità è... godere per Suo volere
Felicità è... scodinzolare per un Suo sorriso
Felicità è... essere la Sua cagnetta vogliosa
Felicità è...essere la Sua puttana sempre eccitata
Felicità è... essere la Sua schiava pronta a tutto per soddisfarLo

Felicità è... Appartenere al Signore che di me possiede tutto,
custode delle mie più intime fantasie e dei miei sogni più inconfessabili.

domenica 5 settembre 2010

Panico

Divano...quello rasoterra di casa mia, nessuna pelle a tenermi incollata.
Sottofondo...Dance me to the end of love.

Un paio di comodi pantaloni, un boccone della Sua Tarte Tatin e l'immane tentativo di mettere in ordine i pensieri e metabolizzare la quantità di emozioni provate in questo week end.

Ieri sera, poco più tardi di adesso, ero legata, immobilizzata, completamente inerme...tremavo come una foglia, il respiro corto e le lacrime che non ne volevano sapere di fermarsi. Mi sentivo impotente, non riuscivo a combattere il panico che mi aveva assalito.

Panico scaturito da cosa? Uno sguardo, quello sguardo, il Suo sguardo...in una frazione di secondo la tenerezza, la pacatezza, la tranquillità, la pazienza non esistono più ed esiste solo quello sguardo che mi inchioda e mi fa tremare. Uno schiaffo a sancire il Suo diritto ed io mi sento completamente persa.

Mi fa sdraiare sul tavolo, chiudo gli occhi come faccio sempre, mi lega- braccia immobilizzate e gambe divaricate- e comincia a giocare: un po' colpisce, un po' stuzzica, un po' accarezza...ma io tremo e basta! Non riesco a fermarmi! La testa è ancora ferma a quello sguardo e a quello schiaffo, e la paura mi annebbia talmente tanto che a volte dimentico di essere tra le Sue mani...

"Ahi! Fa male!" all'ennesimo colpo su un capezzolo..."Bambina...adoro farti male..." e come una scossa, arriva l'eccitazione, frammista al senso di ineluttabilità e di incapacità a sottrarmi a quel gioco perverso.

Sento la Sua lingua. Tento di concentrarmi su quello, su quel contatto che non osavo sperare, un po' ci riesco, ma poi il tremore ha nuovamente la meglio e mi allontano da quella meravigliosa sensazione, odiandomi per non aver la forza di controllarmi.

Continua a torturarmi, senza posa, ancora per un po', e la mia mente non sa più dove aggrapparsi. Vorrei capire cosa sta accadendo, mi basterebbe aprire gli occhi, ma non ho il coraggio di uscire dal tepore del mio rifugio solitario.

Mi chiedo se smetterà, vorrei smettesse, ma una parte di me si crogiola in questo tremore irrefreabile, nel respiro accelerato, nel sussultare ad ogni minimo refolo d'aria, recettiva ed ipersensibile.

E poi, le Sue mani si allontanano per un istante e sento che comincia a slegarmi: ad ogni giro di corda in meno, ho l'impressione di perdere consistenza, di sciogliermi.

Singhiozzo ancora, irrefrenabilmente. Il cuore sembra volermi uscire dal petto. Mi impongo di ricominciare a respirare adagio, mi stringe tra le braccia e mi sussurra di tranquillizzarmi, calmo e delicato.

Panico. Panico. Panico. Annebbia la mente e mi impedisce di sentire come vorrei, ciò che vorrei.