Sono giorni in cui parlare è faticoso e resto in silenzio ad ascoltarmi.
Mi ascolto e tento di capire cosa sono ora.
Riesco finalmente a sentire le mie radici, le Tue mani che mi sorreggono e mi fanno crescere, che mi danno riparo e mi spronano a non aver paura del mondo.
Donna in bilico, come in questi giorni, sempre pericolosamente in bilico sul bordo di quel precipizio in cui a volte vorrei cadere.
Egoisticamente trincerata dietro un silenzio non voluto, è l'Infinito che provo per Te che riesce a sprazzi a far breccia nella mia incapacità di chiedere aiuto.
Fatica nel tenere a bada le grida che mi assordano, bisogno di silenzio, di non udirle più.
E l'unico che riesce ad attutire quel fragore sei Tu, facendo urlare più forte la carne del cervello.
Ora non c'è spazio per i sussurri delle carezze, forse dopo, quando esausta non avrò ancora la forza di ricominciare a parlare.
Solo mugolii e movenze da cagna in calore.
Mi ha spaventata sentire solo come un'eco lontana le Tue e le mie mani. Mi ha spaventato l'urgenza con cui sentivo di non potevo far a meno del dolore, come se, all'improvviso sorda, non potessi che urlare per tentare di Sentirmi.
Avrei voluto che continuassi ancora e ancora e ancora.
La mia pelle segnata e ogni segno un urlo a ricordarmi che esisto.
Una carica di esplosivo diritta al centro di me per polverizzare quel guscio duro che mi separa dal resto del mondo, da Te.
Esplodere per ricomporsi, rompersi per ritrovarsi.