Sento spesso parlare di quella sintonia che si crea tra il Padrone e la Sua schiava, un comune sentire che avvicina e stringe progressivamente. Quella corda che mi stringe a Lui oggi è irta di spine che penetrano ad una ad una, riaprendo vecchie ferite e creandone di nuove.
Sta affrontando un momento difficile, doloroso, un momento a cui ci si prepara, voglia o non voglia, ma che quando arriva coglie sempre alla sprovvista, con un senso di non detto, non fatto...rimpianti conditi dalla consapevolezza di aver varcato una soglia da cui non si può tornare indietro.
Ed io soffro. Soffro del sangue delle vecchie ferite, che mai si rimargineranno, ma a cui per sopravvivere bisogna far finta di abituarsi. E soffro di dolore riflesso. Un dolore che trasuda da poche parole, che vorrei lenire, nonostante sappia quanto sia impossibile.
Si dice che la donna sia in grado di sopportare maggiormente il dolore, e in un certo senso sono d'accordo. La questione si complica, però, quando subentra la sofferenza di una persona cara; lì ho come l'impressione che la mia mente vada in tilt. Mi risulta insopportabile sapere che le persone che amo stanno soffrendo.
Ed oggi è proprio così. Farei qualsiasi cosa pur di poter condividere il Suo dolore, pur di sapere che Lui non soffre. Il dolore, quello vero, non mi spaventa; ciò che mi atterrisce è la consapevolezza di non potermi sostituire a Lui, di dover rimanere in tribuna ad osservare da lontano l'evolversi degli eventi.
Sono qui. So che ne è consapevole. Non basta un pensiero a cambiare gli eventi, lo so, ma sono accanto a Lui...
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