domenica 5 settembre 2010

Panico

Divano...quello rasoterra di casa mia, nessuna pelle a tenermi incollata.
Sottofondo...Dance me to the end of love.

Un paio di comodi pantaloni, un boccone della Sua Tarte Tatin e l'immane tentativo di mettere in ordine i pensieri e metabolizzare la quantità di emozioni provate in questo week end.

Ieri sera, poco più tardi di adesso, ero legata, immobilizzata, completamente inerme...tremavo come una foglia, il respiro corto e le lacrime che non ne volevano sapere di fermarsi. Mi sentivo impotente, non riuscivo a combattere il panico che mi aveva assalito.

Panico scaturito da cosa? Uno sguardo, quello sguardo, il Suo sguardo...in una frazione di secondo la tenerezza, la pacatezza, la tranquillità, la pazienza non esistono più ed esiste solo quello sguardo che mi inchioda e mi fa tremare. Uno schiaffo a sancire il Suo diritto ed io mi sento completamente persa.

Mi fa sdraiare sul tavolo, chiudo gli occhi come faccio sempre, mi lega- braccia immobilizzate e gambe divaricate- e comincia a giocare: un po' colpisce, un po' stuzzica, un po' accarezza...ma io tremo e basta! Non riesco a fermarmi! La testa è ancora ferma a quello sguardo e a quello schiaffo, e la paura mi annebbia talmente tanto che a volte dimentico di essere tra le Sue mani...

"Ahi! Fa male!" all'ennesimo colpo su un capezzolo..."Bambina...adoro farti male..." e come una scossa, arriva l'eccitazione, frammista al senso di ineluttabilità e di incapacità a sottrarmi a quel gioco perverso.

Sento la Sua lingua. Tento di concentrarmi su quello, su quel contatto che non osavo sperare, un po' ci riesco, ma poi il tremore ha nuovamente la meglio e mi allontano da quella meravigliosa sensazione, odiandomi per non aver la forza di controllarmi.

Continua a torturarmi, senza posa, ancora per un po', e la mia mente non sa più dove aggrapparsi. Vorrei capire cosa sta accadendo, mi basterebbe aprire gli occhi, ma non ho il coraggio di uscire dal tepore del mio rifugio solitario.

Mi chiedo se smetterà, vorrei smettesse, ma una parte di me si crogiola in questo tremore irrefreabile, nel respiro accelerato, nel sussultare ad ogni minimo refolo d'aria, recettiva ed ipersensibile.

E poi, le Sue mani si allontanano per un istante e sento che comincia a slegarmi: ad ogni giro di corda in meno, ho l'impressione di perdere consistenza, di sciogliermi.

Singhiozzo ancora, irrefrenabilmente. Il cuore sembra volermi uscire dal petto. Mi impongo di ricominciare a respirare adagio, mi stringe tra le braccia e mi sussurra di tranquillizzarmi, calmo e delicato.

Panico. Panico. Panico. Annebbia la mente e mi impedisce di sentire come vorrei, ciò che vorrei.

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