Ho riflettuto tanto in questo periodo di silenzio su quali possano essere le qualità della schiava perfetta, i sentimenti che dovrebbero alimentare questa vocazione, la condizione d'animo per crescere, migliorare, realizzarsi...
Solo un paio di mesi fa, dopo l'incontro con un fantomatico master dalla parlantina facile, mi ero convinta che la condizione migliore per esprimere al meglio la propria sottomissione e la propria decisione di affidarsi ed esistere per servire e soddisfare il padrone fosse un rapporto basato esclusivamente sul BDSM.
Non faceva una grinza, mi sembrava ovvio! Se per il Padrone non provo alcun sentimento che esuli dal senso di sudditanza, il mio assecondare ogni suo desiderio e il volerlo compiacere, umiliandomi e subendo ciò che più gli aggrada non poteva che essere l'evidenza del mio abdicare e del mio essere schiava.
Ci vedevo, insomma, la quintessenza dell'altruismo, se mi si passa il termine. Subisco, soffro, mi umilio solo per il suo piacere.
Ma è veramente così? E' su questo passaggio che ho cominciato a dubitare della mia tesi. L'idea di sottomettermi a qualcuno che stimo, apprezzo, di cui subisco il carisma, l'autorevolezza, il fascino forse, ma per cui non provo un altro genere di sentimento ha cominciato nell'ultimo periodo a perdere forza.
Ho iniziato a pensare che se la situazione è quella descritta, allora a spingermi a sottomettermi non è la voglia di essere ciò che lui vuole, quanto piuttosto la voglia- lecita e legittima- di soddisfare le mie fantasie di sottomissione, di dolore, di umiliazione, eccetera eccetera....
Ancora del sano egoismo, insomma: decido di fare qualcosa per il mio piacere innanzitutto, l'altro è l'oggetto grazie al quale posso provare piacere.
E' il punto di partenza obbligato, penso, ma per il mio sentire necessita di un passo avanti, di un salto nel vuoto che affidi all'altro non solo la mia incolumità fisica e psichica durante il gioco, ma anche e soprattutto il mio Io, la mia vita e i miei sentimenti- quelli quotidiani, quelli normali....
Ecco io sono proprio lì...ho saltato.
Ho saltato e il mio Signore era lì ad afferrarmi, ad accogliermi su un letto di piume.
Ciò che all'inzio era sessione, le scelte che prima erano razionali, a poco a sono diventate vita e necessità.
La Sua soddisfazione, che prima era l'obiettivo del gioco, ora è il fine di ogni mio pensare e di ogni mio agire.
I sentimenti sono in continuo divenire, ogni incontro è un passo più in là. Temo a volte la portata di ciò che mi smuove, e la corrispettiva necessità di sapere, castrata sul nascere dalla consapevolezza di non aver diritto a chiedere, ma mi appaga e mi inorgoglisce sentire che a mano a mano che il tempo passa è come se realmente diventassi un Suo pensiero.
Parlo di Amore? Sì, senza dubbio! E' conditio sine qua non del mio essere ciò che sono. Non è sempre semplice, ma in momenti come questo, dopo aver sentito la Sua voce, a distanza di due mesi dal momento in cui ho deciso di affidarmi e Lui ha deciso di prendersi cura di me, mi sento bene, mi sento al sicuro.
Fiera e orgogliosa di essere Sua...
Felice di poter donare al mio Signore devozione, obbedienza, Amore, perversione e quanto ogni giorno scoprirò di possedere.
Egoismo. Argomento interessante. Alle volte penso che il BDSM sia il palco dove il nostro egoismo trovi la propria migliroe rappresentazione. Non egoismo del tipo "piglia tutto" ma pensare e preoccuparsi di sè senza invadere lo spazio dell'altro.
RispondiEliminaIn alcuni momenti sì, in altri, invece, lo vedo come l'apoteosi dell'altruismo, se c'è il fattore sentimento: divenire oggetto per il piacere dell'Altro e godere dell'Altrui felicità...poesia!
RispondiEliminaStare nella Bolla, però, non ha prezzo, hai ragione ;)!