domenica 12 settembre 2010

Sorpresa

Solo 24 ore...sono bastate a lasciarmi un bagaglio di cose su cui meditare, da cui riavermi fino in fondo.

Dico riavermi perché trovarmi tra le le Sue mani ultimamente smuove delle corde che vibrano vibrano vibrano...e continuano a vibrare per un po', anche dopo la calma, il relax, le Sue carezze, i km che tornano a separarci.

E' stato un regalo improvviso e inaspettato questo week end nella Bolla. Oramai anche la strada è diventata un'amica, una confidente con cui condividere la gioia e il timore dell'attesa, dello spazio che si riduce, e poi, quando i doveri richiamano alla routine quotidiana, la malinconia e quel sottile dolore che necessariamente condiscono il rientro a casa.

Ogni cosa, ogni particolare concorrono a creare quel terremoto che sconquassa ogni certezza dentro di me. Nulla è studiato, lo so, eppure TUTTO è parte integrante di quello siamo, di quello che diventiamo...

La pizza fatta con le Sue mani? Una briciola.
Pranzare sotto il portico ed ascoltarci? Una briciola.
Attendere pazientemente che finisca di raccontarmi, prendermi per mano e spogliarmi? Una briciola.
Rendermi inerme, portarmi lì dove è concesso dimenticarsi la propria identità? Una briciola.
E poi portarmi il caffè, lasciarsi accarezzare, aiutarLo- nuda-  a rastrellare il fieno, asciugarLo dopo la doccia, attenderLo impaziente per la serata...mille altre briciole che come piccole calamite dirigono i miei passi, il mio Sentire verso quell'obiettivo comune che ci ha fatti incontrare.

Non sono perfetta, tante barriere sono cadute e tante altre ancora aspettano di essere abbattute..in questi attimi di quiete dopo la tempesta- la Sua tempesta- nella mia mente c'è spazio solo per pensare a noi. 

Tutto il resto può attendere domani.

mercoledì 8 settembre 2010

Il primo micio

Farà le fusa, graffierà...

Riconoscerà la mano dal Padrone e segnerà la schiena della schiava...

Le sue code saranno lunghe, flessuose, morbide al tatto, ma ruvide al colpo...

L'ho accarezzato, coccolato....forse gli ho addirittura parlato!!!

Ma nulla è troppo per il mio primo micio.... a nove code!!!!

Rosa e nero, come nei miei sogni più perversi! 

Ora le codine stanno riposando dopo la serata di massaggio e domani si comincia l'intreccio!

Se è vero che le cose fatte con amore sono sempre un successo, non c'è dubbio, il mio sarà il micio più bello del mondo!!!!!

La mia frustrazione è il Suo godimento




"Così vorrei essere, in ginocchio, ad abbracciarVi le gambe, Voi che con delicata fermezza afferrate i miei capelli...vorrei essere lì con Voi..."

"Masturbati! Fermati un attimo prima dell'orgasmo e dedicami la sofferenza della mancata soddisfazione."

Non servono altre parole. Ringrazio nella mia testa per l'ennesima prova che mi regala per dimostrarGli la mia ubbidienza.

Comincio ad accarezzarmi...
Chiudo gli occhi per sentirmi totalmente nella Bolla che sa creare attorno a me...
L'eccitazione sale, sento quella tensione calda che cresce a poco a poco e si irradia ovunque...
La mia testa sa che non deve perdere il controllo, ma la voglia di lasciarmi andare è tanta, la voglia di sciogliermi e rilassarmi...

Voglio arrivare fino alla soglia del piacere, voglio godermi le sensazioni crescenti, l'eccitazione che monta...e voglio che la rinuncia all'orgasmo sia urlata, sofferta, sincera...

E' vicino, il momento è vicino...è dolce accarezzarmi, sentire i brividi lunga la schiena, pregustare l'esplosione...

Ancora un tocco e sarebbe fatta...ma è Lui che deve godere, per me non è ancor il momento!

La mia frustrazione è il Suo godimento.
L'orgasmo mancato è un segno della mia sottomissione.
I miei brividi l'ennesima dimostrazione del Suo potere.

"Godo a leggere questo".

Altro non serve per sentirmi appagata...

martedì 7 settembre 2010

Soffrire

Si parlava delle ragioni che possono spingere a sottomettersi, a subire, a soffrire...soprattutto a soffrire.

Già, a soffrire! Perché sulla questione dell'Appartenenza, del cedere il controllo, il discorso mi sembrava molto più scorrevole, di più semplice comprensione.

Un'infanzia segnata dalla mancanza d'affetto? La violenza? La solitudine? Possono esserne l'origine, forse...

A casa mia, però, non c'è stato nulla di tutto ciò! Famiglia  normale, genitori attenti, poco innamorati e poco inclini ai gesti d'affetto, certo, ma sempre presenti. Nessun episodio di violenza. La solitudine, a volte, ma penso riguardi quasi tutti... Eppure mi ritrovo qui, a chiedermi perché mi piace soffrire.

Forse il verbo piacere non è il più corretto. Non godo del dolore puro, per nulla, non potrei definirmi masochista, nell'accezione classica del termine.

Mi sottometto, subisco, ma perché? Una briciolina sulla strada della ricerca l'ho trovata domenica pomeriggio.

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"Ti devo congedare alle 5, questo pomeriggio".

Gelo.
Non ero preparata, pensavo di avere ancora una giornata da passare con Lui. Tento di dissimulare, ma divento taciturna e Lui se ne accorge.

Da quell'attimo, l'unico pensiero nella mia testa è diventato: "Vi prego, fatemi male!".

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Ma perché?
E così mi sono tornate in mente le parole del mio Signore, la sera prima, a cena. Senso di colpa, sentimento di inadeguatezza, convinzione di doversi guadagnare ogni cosa.

E c'erano tutti questi sentimenti nella mia voglia di soffrire: paura di non essere stata abbastanza brava, di essere stata congedata per noia; senso di colpa per il non aver fatto abbastanza; convinzione che se Gli avessi fatto vedere che ero disposta a sopportare altro dolore, mi avrebbe concesso un'altra chance...

Che il dolore sia il dazio da pagare per ottenere affetto, tenerezza, attenzioni? Che la voglia di sentire la frusta sulla schiena sia il prezzo per potersi poi beare della mano del Padrone che lenisce la sferzata rossa?

Ho il sospetto che sia questa, per il momento, la spinta preponderante che mi spinge a chinare il capo: l'incontenibile voglia di compiacerLo, di soddisfarLo, di appagarLo e di dimostrarmi all'altezza.

C'è altro, però, lo sento! Piacere e dolore non sono così distanti, penso viaggino su binari vicini ed io voglio percorrerli entrambi, a lungo, fino a trovare il crocevia...

lunedì 6 settembre 2010

Felicità

Felicità è... affidarGli pensieri e paure
Felicità è... superare con Lui timori e tabù
Felicità è... soffrire per il Suo piacere
Felicità è... vedere il Suo sguardo soddisfatto 
Felicità è... sentire la Sua carezza sulla pelle segnata
Felicità è... restare accucciata ai Suoi piedi
Felicità è... danzare per Lui
Felicità è... tremare al Suo cospetto
Felicità è... godere per Suo volere
Felicità è... scodinzolare per un Suo sorriso
Felicità è... essere la Sua cagnetta vogliosa
Felicità è...essere la Sua puttana sempre eccitata
Felicità è... essere la Sua schiava pronta a tutto per soddisfarLo

Felicità è... Appartenere al Signore che di me possiede tutto,
custode delle mie più intime fantasie e dei miei sogni più inconfessabili.

domenica 5 settembre 2010

Panico

Divano...quello rasoterra di casa mia, nessuna pelle a tenermi incollata.
Sottofondo...Dance me to the end of love.

Un paio di comodi pantaloni, un boccone della Sua Tarte Tatin e l'immane tentativo di mettere in ordine i pensieri e metabolizzare la quantità di emozioni provate in questo week end.

Ieri sera, poco più tardi di adesso, ero legata, immobilizzata, completamente inerme...tremavo come una foglia, il respiro corto e le lacrime che non ne volevano sapere di fermarsi. Mi sentivo impotente, non riuscivo a combattere il panico che mi aveva assalito.

Panico scaturito da cosa? Uno sguardo, quello sguardo, il Suo sguardo...in una frazione di secondo la tenerezza, la pacatezza, la tranquillità, la pazienza non esistono più ed esiste solo quello sguardo che mi inchioda e mi fa tremare. Uno schiaffo a sancire il Suo diritto ed io mi sento completamente persa.

Mi fa sdraiare sul tavolo, chiudo gli occhi come faccio sempre, mi lega- braccia immobilizzate e gambe divaricate- e comincia a giocare: un po' colpisce, un po' stuzzica, un po' accarezza...ma io tremo e basta! Non riesco a fermarmi! La testa è ancora ferma a quello sguardo e a quello schiaffo, e la paura mi annebbia talmente tanto che a volte dimentico di essere tra le Sue mani...

"Ahi! Fa male!" all'ennesimo colpo su un capezzolo..."Bambina...adoro farti male..." e come una scossa, arriva l'eccitazione, frammista al senso di ineluttabilità e di incapacità a sottrarmi a quel gioco perverso.

Sento la Sua lingua. Tento di concentrarmi su quello, su quel contatto che non osavo sperare, un po' ci riesco, ma poi il tremore ha nuovamente la meglio e mi allontano da quella meravigliosa sensazione, odiandomi per non aver la forza di controllarmi.

Continua a torturarmi, senza posa, ancora per un po', e la mia mente non sa più dove aggrapparsi. Vorrei capire cosa sta accadendo, mi basterebbe aprire gli occhi, ma non ho il coraggio di uscire dal tepore del mio rifugio solitario.

Mi chiedo se smetterà, vorrei smettesse, ma una parte di me si crogiola in questo tremore irrefreabile, nel respiro accelerato, nel sussultare ad ogni minimo refolo d'aria, recettiva ed ipersensibile.

E poi, le Sue mani si allontanano per un istante e sento che comincia a slegarmi: ad ogni giro di corda in meno, ho l'impressione di perdere consistenza, di sciogliermi.

Singhiozzo ancora, irrefrenabilmente. Il cuore sembra volermi uscire dal petto. Mi impongo di ricominciare a respirare adagio, mi stringe tra le braccia e mi sussurra di tranquillizzarmi, calmo e delicato.

Panico. Panico. Panico. Annebbia la mente e mi impedisce di sentire come vorrei, ciò che vorrei.