Non ho sentito campane, ne violini, ne cinguettii di usignoli in coro.
Ho sentito nello spazio di poche parole il bisogno di spogliarmi e la consapevolezza di poterlo fare dinanzi a Te.
Mi bastava guardarTi al di là di uno schermo e leggere le Tue parole per liquefarmi e cominciare a fluttuare in quella che ancora non sapevo sarebbe diventata la nostra Bolla.
Tasti sfiorati a distanza, emozioni affamate di Te.
Nessuna farfalla.
Pace.
Pace per pensare.
Pace per sognare.
Pace per amare.
Pace per soffrire.
Pace per far affiorare ogni cosa di me e consegnarle nelle Tue mani, affinché la custodisca come il più prezioso dei tesori.
Pace e fiducia.
Fiducia in Te, in ciò che sei, in ciò che fai, in ciò che pensi, in ciò che sai e in ciò che ancora non sai.
Fiducia nelle Tue mani, nella maniera in cui calano su di me, pesanti o leggere, come le Tue voglie ti suggeriscono di volta in volta.
Fiducia in ciò che scegli per Te, per me, per noi.
Fiducia nel fatto che nessuno al mondo mi ami quanto mi ami Tu, perché sono io, perché sono Tua.
Inginocchiata al Tuo fianco, in mezzo ad una folla ingnara, orgogliosa di essere la schiava che hai scelto, col cuore in gola per l'amore che mi riempie.
Finalmente io.
Pietra grezza che le Tue mani scolpiscono, plasmano, solcano e illuminano.
La Tua opera d'arte, la Tua Venere personale.

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