Accucciata al suolo, fronte a terra, gambe divaricate.
Aperta, esposta, invitante.
Sento l'eccitazione che sale in maniera inversamente proporzionale ai minuti che ancora mancano al Tuo rientro.
La porta spalancata sul giardino, indecentemente prostrata proprio di fronte all'ingresso.
Tremo all'idea di cosa penserebbe il padrone di casa se per sbaglio decidesse di passare da noi proprio in questo momento.
Tremo e mi bagno, pudica e svergognata.
Nessun rumore a rovinare questo angolo di paradiso, orecchio teso alla ricerca di qualche segno che preannunci il Tuo ritorno.
L'attesa dilata il tempo, ma lo rende un compagno interessante.
Penso, mi ascolto, Ti immagino.
Mi riempie l'immagine di Te, non c'è un solo recondito angolo di me non pervaso dalla Tua presenza.
Bramo di sentirmi inerme ai Tuoi piedi e di diventare ancora una volta il Tuo giocattolo preferito.
Il cancello che si apre, la ghiaia che scricchiola sotto i pneumatici.
Il fiato che si blocca nei polmoni.
Il cuore che perde il suo abituale battito.
La portiera che sbatte, i Tuoi passi che si avvicinano.
Il Tuo calore, il sudore sulla mia pelle.
Silenzio d'attesa e rumore di cuoio che scivola.
Non una parola, solo uno schiocco sordo.
E poi il primo colpo, sulla schiena, e il secondo, un po' più giù; e poi il quarto, il quinto...
Vorrei vedere la schiena che si arrossa ad ogni fendente, la striscia che in un disegno astratto si aggiunge alla cinghiata precedente, i Tuoi occhi che fiammeggiano e la Tua eccitazione che cresce ad ogni colpo.
Solo gemiti, non una sola parola.
Le Tue mani che percorrono i segni, i miei guaiti da cagna indecente.
Bentornato a casa Padrone...
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