martedì 7 settembre 2010

Soffrire

Si parlava delle ragioni che possono spingere a sottomettersi, a subire, a soffrire...soprattutto a soffrire.

Già, a soffrire! Perché sulla questione dell'Appartenenza, del cedere il controllo, il discorso mi sembrava molto più scorrevole, di più semplice comprensione.

Un'infanzia segnata dalla mancanza d'affetto? La violenza? La solitudine? Possono esserne l'origine, forse...

A casa mia, però, non c'è stato nulla di tutto ciò! Famiglia  normale, genitori attenti, poco innamorati e poco inclini ai gesti d'affetto, certo, ma sempre presenti. Nessun episodio di violenza. La solitudine, a volte, ma penso riguardi quasi tutti... Eppure mi ritrovo qui, a chiedermi perché mi piace soffrire.

Forse il verbo piacere non è il più corretto. Non godo del dolore puro, per nulla, non potrei definirmi masochista, nell'accezione classica del termine.

Mi sottometto, subisco, ma perché? Una briciolina sulla strada della ricerca l'ho trovata domenica pomeriggio.

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"Ti devo congedare alle 5, questo pomeriggio".

Gelo.
Non ero preparata, pensavo di avere ancora una giornata da passare con Lui. Tento di dissimulare, ma divento taciturna e Lui se ne accorge.

Da quell'attimo, l'unico pensiero nella mia testa è diventato: "Vi prego, fatemi male!".

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Ma perché?
E così mi sono tornate in mente le parole del mio Signore, la sera prima, a cena. Senso di colpa, sentimento di inadeguatezza, convinzione di doversi guadagnare ogni cosa.

E c'erano tutti questi sentimenti nella mia voglia di soffrire: paura di non essere stata abbastanza brava, di essere stata congedata per noia; senso di colpa per il non aver fatto abbastanza; convinzione che se Gli avessi fatto vedere che ero disposta a sopportare altro dolore, mi avrebbe concesso un'altra chance...

Che il dolore sia il dazio da pagare per ottenere affetto, tenerezza, attenzioni? Che la voglia di sentire la frusta sulla schiena sia il prezzo per potersi poi beare della mano del Padrone che lenisce la sferzata rossa?

Ho il sospetto che sia questa, per il momento, la spinta preponderante che mi spinge a chinare il capo: l'incontenibile voglia di compiacerLo, di soddisfarLo, di appagarLo e di dimostrarmi all'altezza.

C'è altro, però, lo sento! Piacere e dolore non sono così distanti, penso viaggino su binari vicini ed io voglio percorrerli entrambi, a lungo, fino a trovare il crocevia...

1 commento:

  1. "Senso di colpa, sentimento di inadeguatezza, convinzione di doversi guadagnare ogni cosa."

    Il dolorè è stato il faro che ti ha permesso di vederli :-) Se puoi e vuoi, fanne tesoro.
    Un abbraccio Fraise :-)

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